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La lectio magistralis 

Scurati: «La Bandiera simbolo di una nazione non del nazionalismo»

R.F.

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REGGIO EMILIA. La lectio magistralis dello scrittore e giornalista Antonio Scurati che ha chiuso le celebrazioni per la Festa della Bandiera è stata tutta giocata sul racconto di alcuni episodi luminosi e bui della nostra storia e si è conclusa sottolineando come ci sia «una sottile ma profonda differenza, tra nazione e nazionalismo: la nazione, per come è rappresentata dal Tricolore e dalla sua lunga storia nei suoi momenti migliori, è un’entità che nasce e genera speranza, il nazionalismo è invece un’ideologia che produce paura». «Da più di due secoli – aveva detto in precedenza – il Tricolore accompagna i momenti fondamentali della nostra nazione: io ho scelto di rievocarne uno glorioso e uno oscuro. Il primo sono le Cinque giornate di Milano in cui il Tricolore si consolida proprio nel cuore degli italiani come simbolo di quell'Italia cui loro aspiravano e per la quale lottavano, una nazione libera e democratica che ancora non esisteva». Ma vi furono momenti in cui il Tricolore, ha continuato Scurati «fu trascinato nel fango e da simbolo di libertà potè anche diventare simbolo di oppressione, e uno di questi momenti fu senz’altro il periodo fascista. Benito Mussolini, disprezzò profondamente il Tricolore e nel 1911 lo definì uno straccio da piantare su un mucchio di letame. Questo non impedì soltanto pochi anni dopo, di farlo sventolare accanto alle bandiere nere del fascismo».«Questo – ha concluso Scurati – ci deve ammonire sul presente e sul futuro, perché questo passaggio dalle sue origini a ciò che il Tricolore divenne nell’era fascista sottolinea ciò che è la differenza essenziale per il presente, per il passato, per il futuro, tra una politica della speranza e una politica della paura. Il Tricolore che noi dobbiamo amare non è il simbolo del nazionalismo, ma di una nazione». —

R.F.

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