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il processo mandanti 

Strage, no alla richiesta di misura cautelare in carcere per Bellini

E.Spa.
Strage, no alla richiesta di misura cautelare in carcere per Bellini

Era stata avanzata dalla Procura, ma per il Gip non c’è pericolo di fuga o di reiterazione. Il legale della Primula Nera: «Leggerò il provvedimento»

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REGGIO EMILIA. Non svela se solleverà eccezioni. Né dà certezze sulla presenza del suo assistito alla prossima udienza, come avvenuto lo scorso 27 novembre. E di fronte alle motivazioni con cui il Gip Francesca Zavaglia ha rigettato la richiesta di custodia in carcere avanzata dalla Procura generale di Bologna per la Primula Nera si limita a dire: «Leggerò il provvedimento». Così Manfredi Fiormonti, difensore della Primula Nera reggiana ed ex Avanguardia Nazionale, Paolo Bellini, si prepara all’udienza preliminare di lunedì prossimo, la seconda del processo mandanti per la strage in stazione del 2 agosto 1980.

Bellini, in attesa dell’esito della richiesta di rinvio a giudizio a suo carico, è accusato dalla Procura Generale di Bologna di concorso in strage con i Nar già condannati in via definitiva Giusva Fioravanti, Francesca Mambro, Luigi Ciavardini e con Gilberto Cavallini, condannato in primo grado quasi un anno fa. È lui, per gli inquirenti, il quinto uomo, ovvero colui che portò in stazione la bomba che provocò 85 vittime e oltre 200 feriti, in quello che è stato il più terribile attentato della storia della Repubblica.

Nell’ambito delle nuove indagini, la Procura nei mesi scorsi aveva chiesto nei confronti di Bellini la custodia cautelare in carcere. Ma per lui non c’è l’attualità del pericolo di fuga o di reiterazione del reato, anche se sussistono gravi indizi. È questo, secondo quanto apprende l’Ansa, il contenuto del provvedimento depositato nei giorni scorsi con cui il Gip ha rigettato, per mancanza di esigenze cautelari, la richiesta avanzata dal pool di magistrati dell’accusa, l’avvocato generale Alberto Candi e i sostituti Umberto Palma e Nicola Proto. Una richiesta avanzata a febbraio, prima ancora della richiesta di rinvio a giudizio, con un’integrazione depositata a giugno. Ora la Procura valuterà se fare ricorso.

Bellini si è sempre proclamato estraneo alla strage, per la quale era stato prosciolto nel 1992 sulla base di un alibi – la sua presenza il 2 agosto 1980 al Passo del Tonale con la falsa identità brasiliana di Roberto Da Silva– su cui già all’epoca erano espressi «un residuo risvolto di fragilità» e «l’esistenza di un margine di dubbio». Il proscioglimento è stato revocato nel maggio 2019, consentendo alla Procura Generale di riaprire le indagini principalmente sulla base di tre elementi: il frammento di un video d’epoca girato il 2 agosto 1980 in stazione, nel quale Bellini è stato riconosciuto anche dall’ex moglie in un interrogatorio del 2019, incrinando ulteriormente l’alibi della Primula Nera; elementi del processo di Palermo “Stato-Mafia” sui rapporti fra lo stesso Bellini e Sergio Picciafuoco (definitivamente assolto dalla strage, ma di certo presente alla stazione di Bologna il 2 agosto 1980); un’intercettazione ambientale carpita a Carlo Maria Maggi, ex leader di Ordine Nuovo.

Lunedì in aula, oltre alla Primula Nera, sono attesi anche l’ex generale del Sisde Quintino Spella e l’ex carabiniere Piergiorgio Segatel, accusati di depistaggio, e Domenico Catracchia, amministratore di condominio di immobili in via Gradoli a Roma, accusato di false informazioni al pm al fine di sviare le indagini. Licio Gelli, Umberto Ortolani, Federico Umberto D'Amato e Mario Tedeschi, tutti deceduti, sono invece ritenuti mandanti, finanziatori o organizzatori dell’attentato. Nella prima udienza preliminare il Gup Alberto Gamberini ha accettato la costituzione di parte civile per tutti i familiari delle vittime, la Regione Emilia-Romagna, il Comune di Bologna e l’Avvocatura dello Stato, anche per i reati di depistaggio. —

E.Spa.

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