Dentro il padiglione di via Filangieri tra i reggiani in fila per la prima dose
Decine gli operatori sanitari in coda ieri mattina a Mancasale «Crediamo nella scienza, rispettiamo le regole essenziali»
REGGIO EMILIA. Quando si parla di lotta al Covid i ritardi non sono contemplati. Lo hanno dimostrato il Comune, l’Ausl e i privati riuscendo nella titanica impresa di adattare il padiglione C delle Fiere di via Filangieri in un luogo extra ospedaliero per consentire la vaccinazione di massa, con tre giorni di anticipo rispetto alla data prevista per il prossimo 11 gennaio.
«Abbiamo cercato di ripensare questo spazio in maniera funzionale e chiara – ha spiegato la dottoressa Sandra Coriani, responsabile del personale –. Entro dieci giorni avremo a disposizione tre moduli vaccinali ognuno con sei box per la somministrazione delle dosi, per un totale di 18 postazioni. I turni di lavoro saranno di 6-7 ore e ci sarà chi si occuperà dell’accoglienza all’ingresso, chi della registrazione, chi della valutazione dell’anamnestico, chi della somministrazione e dell’osservazione post vaccino. È già attiva anche una zona di primo soccorso per coloro che dovessero sviluppare reazioni particolari e avverse. Il lavoro di squadra è la chiave».
L’accordo con il proprietario dello spazio fieristico, Giorgio Bosi, è stato preso il 23 dicembre e prevede l’utilizzo dell’area per sei mesi, dal primo gennaio al 30 giugno, con possibilità di estensione in caso di bisogno. I primi tre mesi saranno gratuiti mentre i successivi il prezzo sarà di 20mila euro al mese. Per la parte strutturale ha vinto il bando un’azienda di San Felice sul Panaro che si occuperà dell’istallazione, del noleggio, della manutenzione e della disinstallazione a 18mila euro al mese, spesa che nel tempo verrà ammortizzata a 6mila euro. A ciò si aggiungono il servizio tecnico di supporto, quello per le pulizie, la parte informatica, quella amministrativa e la coordinazione del personale.
Uno sforzo ingente che è andato oltre la solita lentezza burocratica. Il rispetto della fila e delle procedure è fondamentale per la buona riuscita, così come è obbligatorio attendere 15 minuti dopo la somministrazione del vaccino. E proprio durante questo lasso di tempo, ieri, abbiamo raccolto le testimonianze di alcune persone del mondo sanitario che hanno ricevuto la dose in questo giorno speciale. «Penso sia giusto fare il vaccino per noi e per gli altri – ha dichiarato Isabella Di Matteo, volontaria della Croce Rossa di Rubiera – sono contenta di aver avuto questa opportunità. Trasporto in ospedale tante persone e la prevenzione permette a tutti di essere protetti. Mi sento bene, anche psicologicamente, nessun sintomo». Della stessa opinione è la collega Morena Carpentieri: «Avevo paura potesse farmi male il braccio, invece nulla. Alla fine è un vaccino come gli altri in un momento particolare. I dispositivi di protezione individuale non bastano più. Fatelo tutti».
A farle eco ci sono anche Alcide Torricelli e Piergiorgio Pradi, sempre della Croce Rossa: «Per paura di essere veicolo di contagio l’abbiamo fatto, così come ci è capitato altre volte, visto che siamo a contatto stretto con i pazienti. Fortunatamente l’organizzazione funziona bene». Parlando di organizzazione la dottoressa Romana Rizzi, neurologa dell’ospedale Santa Maria Nuova, ha aggiunto: «Ero curiosa di capire come fosse e ne sono rimasta soddisfatta. Bisogna tutelarci e tutelare gli altri. Questa non è vita, dobbiamo tornare alla quotidianità. Fate il vaccino».
A dirsi «emozionata più che preoccupata» è invece l’assistente sociale Laura Balocchi: «Credo nella scienza e se è stato approvato un motivo ci sarà. Il vaccino è solo uno dei metodi per uscire da questa pandemia. Dobbiamo continuare a rispettare le regole essenziali». —
N. N.
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