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baiso, il processo 

Droga, dopo il blitz arrivano tre condanne

Tiziano Soresina
Droga, dopo il blitz arrivano tre condanne

L’indagine era partita dai traffici di cocaina a Scampia. Assolto, invece, il 44enne trovato in possesso di una vecchia arma

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Tiziano Soresina

BAISO. Due condanne con rito abbreviato, un patteggiamento e un’assoluzione: si è chiusa così ieri mattina – in tribunale a Reggio Emilia – l’udienza preliminare legata operazione dei carabinieri “Fast Car” culminata nel giugno scorso in perquisizioni a tappeto su tutto il territorio provinciale, nell’ambito di un’inchiesta per detenzione e spaccio di droga.

Un’indagine partita nel dicembre 2019, sulla spinta dei carabinieri di Castelnovo Monti e Reggio Emilia, poi arrestatasi a causa dell’emergenza Covid e che sette mesi fa era ricominciata, appunto, con le perquisizioni. L’indagine – coordinata dal pm Iacopo Berardi – riguarda un vasto giro di droga (da 10mila euro al giorno) che, secondo gli inquirenti, sarebbe stata acquistata da trafficanti del quartiere di Scampia a Napoli.

Sotto processo Giampaolo Palermo (33 anni) e la 39enne Maddalena Santoro (i due erano stati rintracciati dai carabinieri in un bed & breakfast di Cadelbosco Sopra) nonché Mauro Basile, 42 anni (che era stato perquisito nella sua casa di Reggio Emilia).

Nel blitz a Cadelbosco Sopra era stato rinvenuto un etto di cocaina (già suddivisa in dosi), bilancini di precisione, materiale per il confezionamento delle dosi stesse, soldi e appunti con riferimenti ai clienti. Mentre Basile era stato trovato in possesso di quasi 14 grammi di mdma (droga sintetica comunemente conosciuta come ecstasy) e di poco più di un grammo di cocaina (ma anche bilancini di precisione e appunti sul giro d’affari con la droga).

Alla sbarra anche una quarta persona per un’arma. Trovata nell’abitazione di Baiso di Mustafa Laaraj, marocchino, 44 anni. Si era giustificato sostenendo che proprio per la sua attività di sgombero cantine e soffitte era entrato in possesso di quella vecchia arma (un moschetto Fna Brescia calibro 7.35, con relative cartucce) che aveva portato a casa sua perché, impaurito, non sapendo come disfarsene. Avrebbe anche voluto denunciarla ma poi, alla fine, non l’aveva fatto. Giustificazione su quell’arma – non più considerata da guerra ma comune – che ha retto a giudizio: il 44enne è stato infatti assolto.

Diverso il discorso per i tre nei guai per la droga rinvenuta. Il gup Luca Ramponi ha comunque derubricato l’accusa nel caso di lieve entità.

Giudicati con rito abbreviato – quindi con sconto di pena di un terzo – Palermo è stato condannato a 4 anni di reclusione e Basile a 1 anno e 4 mesi di carcere (quest’ultimo è difeso dall’avvocato Liborio Cataliotti, sostituito in aula dal collega Costantino Diana).

Santoro ha invece patteggiato 2 anni e 8 mesi di reclusione, assistita dal legale Giuseppe Caldarola. La 39enne si è cacciata negli ultimi mesi in una complicata situazione: tre evasioni di fila dagli arresti domiciliari, con l’ultima violazione che le è costata il carcere. —

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