«I tagli all’agroalimentare fermano la rivoluzione green»
Il presidente nazionale della Coldiretti Ettore Prandini critica la nuova versione del Recovery Plan
REGGIO EMILIA. Con i tagli all’agroalimentare si ferma la decisa svolta verso la rivoluzione verde in atto nel Paese che rappresenta l’obiettivo degli stessi fondi comunitari. È quanto denuncia il presidente nazionale della Coldiretti, Ettore Pradini, nel sottolineare che la nuova versione del Recovery Plan azzoppa le possibllità di rilancio dell’Italia in controtendenza alla destinazione green dei fondi europei. «Vengono tolte incomprensibilmente risorse per la crescita sostenibile – spiega Prandini – dalle filiere produttive alle foreste urbane per mitigare l’inquinamento in città, dagli invasi nelle aree interne per risparmiare l’acqua alla chimica verde e alle bioenergie per contrastare i cambiamenti climatici. Chiediamo spiegazioni al Governo sul cambio di strategia in un momento in cui proprio l’emergenza globale provocata dal coronavirus ha fatto emergere una consapevolezza diffusa sul valore strategico rappresentato dal cibo e sulle necessarie garanzie di qualità e sicurezza».
Prandini sottolinea come l’Italia possa contare su una risorsa da primato mondiale ma deve investire per superare le fragilità presenti, difendere la sovranità alimentare e ridurre la dipendenza dall’estero per l’approvvigionamento in un momento di grandi tensioni internazionali. «L’ Italia rischia così di essere l’unico Paese dell’Unione europea – sostiene Prandini - a non valorizzare nei progetti il proprio potenziale agricolo e alimentare che rappresenta una realtà di primato a livello europeo e internazionale».
L’Italia che può contare, secondo la Coldiretti, sull’agricoltura più green d’Europa con 311 specialità a denominazione di origine (Dop/Igp) riconosciute a livello comunitario e 415 vini Doc/Docg, 5155 prodotti tradizionali regionali censiti lungo la penisola, la leadership nel biologico con oltre 70mila aziende agricole biologiche e il primato della sicurezza alimentare mondiale.
Una realtà che durante la pandemia non si è mai fermata e ha garantito l’approvvigionamento alimentare della popolazione non facendo mai mancare beni essenziali nonostante le molteplici criticità. «Bisogna ripartire dai nostri punti di forza dell’Italia con l’agroalimentare che – conclude il presidente Prandini – ha dimostrato resilienza di fronte alla crisi e può offrire con la rivoluzione verde un milione di preziosi posti di lavoro green nei prossimi dieci anni, come dimostra il boom del 14% di nascite di nuove imprese agricole under 35 negli ultimi 5 anni, in netta controtendenza rispetto agli altri settori». —
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