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«Ambulanze vuote? Il virus è una realtà e la stiamo vivendo sulla nostra pelle»

Leonardo Grilli
«Ambulanze vuote? Il virus è una realtà e la stiamo vivendo sulla nostra pelle»

Il comitato Cri di Reggio racconta l’attività svolta nel 2020. La campagna vaccinale: «Abbiamo aderito quasi tutti»

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REGGIO EMILIA. Tre ingegneri e due dipendenti di banca. Sono queste le professioni dei cinque membri del consiglio che gestisce il comitato della Croce Rossa di Reggio Emilia, insediato a fine febbraio 2020.

A quel tempo, quasi un anno fa, il Covid per molti era ancora uno spauracchio lontano. I casi in Italia erano pochissimi e la parola lockdown non faceva parte del vocabolario del Paese.

Di lì a pochi giorni, però, sarebbe cambiato tutto e anche i vertici della Cri reggiana hanno dovuto far fronte, rapidamente, alla pandemia che galoppava. È un anno intenso, difficile e in prima linea quello raccontato dal presidente Mario Restuccia, dal vicepresidente Stefano Braghiroli e dai consiglieri Egidio Tuccio, Manuela Gherardi e Matteo Fabbricatore. «Siamo partiti a bomba già prima dei decreti – racconta Restuccia – con una formazione specifica a tutti i volontari quando i contagiati erano ancora solo due persone a Roma. Cosa è successo dopo lo abbiamo visto tutti».

Quando è scoppiata l’emergenza la Croce Rossa di Reggio ha poi attivato immediatamente un’ambulanza dedicata al trasporto di malati Covid effettuando, a oggi, circa 800 trasporti su un totale di 14mila interventi di soccorso.

«Il nostro mezzo Covid – prosegue il presidente – è stato operativo fino a marzo in accordo con l’Ausl. Poi a fine maggio lo abbiamo sospeso perché gli interventi per contagiati da Coronavirus erano diventati residuali».

Un rallentamento dell’epidemia che ha causato un “liberi tutti” estivo le cui conseguenze non sono tardate ad arrivare: da settembre l’ambulanza Covid della Croce Rossa è tornata in servizio in maniera strutturale.

L’effetto del virus sul lavoro dei volontari è stato anche un altro: «Abbiamo registrato un calo degli interventi “no Covid”, quelli cosiddetti differibili. Per paura molti cittadini hanno rimandato tutto quello che sembrava superfluo da un punto di vista sanitario, a volte sottovalutando i problemi pur di non andare al pronto soccorso o dal proprio medico».

Poi sono arrivati la dietrologia, il complottismo becero, gli sciacalli dei social e le fake news cavalcate da certa politica. Come la storia delle ambulanze che girerebbero a vuoto con le sirene accese per spaventare la popolazione. «È vero, i nostri mezzi viaggiano vuoti – rispondono ironicamente i consiglieri Cri – ma solo per metà tragitto, quando stanno andando a soccorrere il paziente. Fa male leggere certe cose perché abbiamo visto sulla nostra pelle cosa succede a chi si è ammalato».

E lo hanno vissuto anche i volontari reggiani – fortunatamente pochi – che hanno contratto il Covid: tre prima dell’estate e quattro durante il periodo estivo, contagiati non durante il servizio in Croce Rossa e tutti guariti.

«Il virus c’è – chiarisce poi Gherardi – è contagioso, è pericoloso e dobbiamo rispolverare il senso civico che abbiamo dentro di noi: abbiamo tutti qualcuno a cui vogliamo bene a casa e se lo vogliamo proteggere dobbiamo indossare la mascherina, rispettare il distanziamento e rinunciare ai contatti. È da due mesi che, anch’io, non vedo i miei genitori: è difficile ma se li ami lo fai. E ora speriamo che si vaccini presto il resto della popolazione».

I volontari Cri, infatti, rientravano nel primo ciclo di vaccinazioni: «Lo concluderemo domani – prosegue Restuccia – e da noi hanno aderito praticamente tutti». Insomma, conclude Tuccio, «non abbiamo abbandonato la popolazione. Prima facevamo 100 e ora facciamo 150. Ci siamo stati e ci saremo, lavoriamo senza avere un centesimo dallo Stato, non siamo sovvenzionati da nessun ente e tutto ciò che facciamo lo facciamo con la forza del volontariato».

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