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la galassia nera 

«Il tentato omicidio a Reggio nell’agenda di Cavallini»

E.Spa.
«Il tentato omicidio a Reggio nell’agenda di Cavallini»

Sequestrata nel 1983, per le parti civili c’è un’annotazione sulla Primula Nera «L’ex Nar sapeva il vero nome di Bellini quando era latitante come Da Silva».

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BOLOGNA. «La figura di Paolo Bellini, annotata da Gilberto Cavallini nella propria agenda si pone come indizio grave da collocare nel contesto indiziario dell’ordinovismo veneto e dell’anello di collegamento fra quest’ultimo e il gruppo dei Nar: Cavallini». È quanto sostengono i legali di parte civile Andrea Speranzoni, Roberto Nasci e Lisa Baravelli nella memoria depositata ieri in Tribunale a Bologna, nel l’udienza preliminare che vede l’ex Avanguardia Nazionale, il reggiano Paolo Bellini, accusato di concorso nella strage del 2 agosto 1980 nell’ambito del processo mandanti.

Nell’udienza di ieri il Gup, Alberto Gamberini, ha acquisito la sentenza con cui l’ex Nar, Gilberto Cavallini, è stato condannato in primo grado all’ergastolo per concorso in strage, le cui motivazioni sono state depositate lo scorso 7 gennaio, a distanza di un anno dal pronunciamento. Ed è anche sulla base di questa acquisizione che la prossima udienza è stata rinviata all’1 febbraio, in modo da consentire ai difensori di avere il tempo per leggere le oltre duemila pagine della sentenza. Sull’acquisizione, il difensore di Bellini, Manfredo Fiormonti, si è riservato di eccepire eccezioni dopo la lettura del documento, al cui interno sono presenti anche due specifici capitoli: uno proprio sulla figura di Paolo Bellini, l’altro sui rapporti fra il padre Aldo e l’ex procuratore di Bologna Ugo Sisti, successivamente capo del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria (Dap), sul quale la Corte aleggia il sospetto di depistaggi tramite il Sismi.

Ma le carte del processo Cavallini sono contenute anche nella memoria depositata dal collegio di parte civile.

«Il collegamento con Gilberto Cavallini – scrivono gli avvocati – conduce dunque al contesto ordinovista veneto e al legame coi Nar». Nell’agenda di Cavallini – sequestrata in occasione del suo arresto a Milano nel settembre 1983 e dove è annotato anche il nome di Sergio Picciafuoco, assolto in via definitiva per la strage del 2 agosto 1980 – , associato a Bellini compare in realtà il nome “Giorgio”, insieme all’annotazione “10/81 R.E. Tent. om .”. Ma per i legali di parte civile il nome Giorgio rappresenta una «discrepanza solo apparente»: una sorta di «soprannome» utilizzato come copertura anche da altri militanti dell’estrema destra dell’epoca, perché «nome di militanza dell’editore e all’epoca procuratore legale padovano Franco Freda».

Quanto all’annotazione “10/81 R.E. Tent. om .”, il riferimento è a «Reggio Emilia, tentato omicidio», con la datazione che riconduce al 2 ottobre 1981, quando per Bellini è diventata definitiva la sentenza per tentato omicidio dell’ex fidanzato della sorella, accusa che lo aveva portato a optare per la latitanza in Brasile con il nome di Roberto Da Silva. Di qui, da parte degli avvocati di parte civile, la ricostruzione della galassia nera che all’epoca orbitava fra l’Italia e il Sud America. In relazione all’annotazione di Cavallini, inoltre, i legali di parte civile scrivono che «l’identità del Bellini veniva disvelata solo nel gennaio 1982; fino a tale momento cronologico, il Bellini era ritenuto essere il brasiliano Roberto Da Silva», di conseguenza «il Cavallini lo conosceva col suo vero nome nel tempo della latitanza ed era a conoscenza di un fatto di reato non politico (il tentato omicidio del 1976) che poteva tuttavia esporre il terrorista nero reggiano ad altri approfondimenti». —

E.Spa.

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