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L’eccidio della Gatta commemorato sotto una nevicata

Adr.Ar.

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CASTELNOVO MONTI. Settantasei anni da un tragico massacro ricordati sotto la neve. Domenica 10 gennaio alla Gatta di Castelnovo Monti si è svolta, pur in forma ridotta, la cerimonia di ricordo e commemorazione dell’eccidio dei partigiani del distaccamento “Pigoni” della 26ª Brigata Garibaldi, compiuto nei dintorni di Gatta dalle truppe nazifasciste l’8 gennaio 1945. La commemorazione, organizzata dalle associazioni partigiane e dei deportati, dall’Unione Montana e dai Comuni di Villa Minozzo e Castelnovo Monti, ha visto la presenza dei soli rappresentanti delle associazioni partigiane e degli enti pubblici, ed è stata poi trasmessa sulle pagine Facebook dei due Comuni. Sotto la neve battente, sono state ricordate le vicende che portarono alla morte di molti giovani resistenti reggiani e modenesi.

All’alba dell’8 gennaio 1945 avanguardie di una colonna tedesca, mimetizzate e favorite dalla scarsa visibilità, raggiunsero il torrente Secchia attraverso la strada Gatta-Felina. A San Bartolomeo era stato creato un servizio di vigilanza al ponte della Gatta, con sede in una stalla e affidato ad una squadra del distaccamento “Pigoni”. Probabilmente informati da una spia, i tedeschi attraversarono inosservati il Secchia, aggredendo ed uccidendo immediatamente le due sentinelle Vasco Madini “Fulmine” e Sergio Stranieri “Randa”. Prima di morire, uno dei due giovani partigiani riuscì a dare l’allarme, ma i nazisti erano già troppo vicini, così il restante del distaccamento tentò un rapido quanto improbabile sganciamento. Scesero verso il greto del torrente Secchiello seguendone la riva sinistra, col proposito di raggiungere il grosso del distaccamento “Pigoni” fermo a Sonareto. Tuttavia la neve molto alta ed il terreno accidentato, resero il loro cammino molto lento e disagevole. I nemici marciarono invece più speditamente sulla strada sovrastante che porta a Carniana, riuscendo a precederli e catturandoli facilmente. Uno solo si salvò, mettendosi a riparo sotto un ponticello in muratura, mentre tutti gli altri vennero condotti all’interno della semi diroccata Villa Marta e là torturati e uccisi. Morirono Vasco Madini “Fulmine”, Sergio Stranieri “Randa”, Aldo Bagni “Nerone”, Angelo Masini “Tonino”, Arturo Roteglia “Ellas”, il sabotatore Manlio Bruno “Costantino”, la staffetta del Comando Unico Ruggero Silvestri “Jena”, Aristide Sberveglieri “Tallin”, Armando Ganapini “Lazzarino”, Gino Ganapini “Leone” e Carlo Pignedoli “Mitra”. —

Adr.Ar.

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