Occhi, naso, baffi, bocca Il confronto fra Bellini e quel volto in stazione
La memoria sulla Primula Nera depositata dalle parti civili nel processo mandanti «Alibi infondato perché falso e precostituito, fu spalleggiato dal clan familiare»
Evaristo Sparvieri
BOLOGNA. Nove elementi coincidenti, compresi occhi, naso e bocca. E nessun elemento di esclusione. È la conclusione alla quale sono arrivati i consulenti nominati dalla Procura Generale di Bologna, Giacomo Rogliero e Giovanni Tessitore, comparando una foto d’epoca della Primula Nera ed ex Avanguardia Nazionale, Paolo Bellini, con il volto estratto dal filmato in Super 8 girato da Harald Polzer sul primo binario la mattina del 2 agosto 1980, subito dopo la strage in stazione, il più efferato attentato della storia della Repubblica, che causò 85 vittime e oltre 200 feriti. Fra le vittime, anche i due reggiani Eleonora Geraci e Vittorio Vaccaro, madre e figlio, di Arceto e Dinazzano.
L’indagine scientifica sul video è inclusa in una memoria proprio sulla figura di Bellini, depositata ieri dagli avvocati di parte civile Andrea Speranzoni, Roberto Nasci e Lisa Baravelli, in occasione della seconda udienza preliminare del processo mandanti, dove Bellini è imputato per concorso in strage ed è in attesa dell’esito della richiesta di rinvio a giudizio avanzata a suo carico dal pool di magistrati della Procura Generale, l’avvocato generale Alberto Candi e i sostituti Umberto Palma e Nicola Proto. Per i magistrati, Bellini – che si è sempre proclamato estraneo alla strage – è il “quinto” uomo, colui che portò la bomba in stazione la mattina del 2 agosto, partecipando ad un attentato per il quale era stato prosciolto nel 1992 sulla base di un alibi – la sua presenza al Passo del Tonale con la falsa identità brasiliana di Roberto Da Silva – su cui già all’epoca erano espressi «un residuo risvolto di fragilità» e «l’esistenza di un margine di dubbio». Il proscioglimento è stato revocato nel maggio 2019, consentendo alla Procura Generale di riaprire le indagini sulla base di tre elementi: il frammento del video del Super 8; elementi del processo di Palermo “Stato-Mafia” sui rapporti fra lo stesso Bellini e Sergio Picciafuoco (definitivamente assolto dalla strage, ma di certo presente alla stazione di Bologna il 2 agosto 1980); un’intercettazione ambientale carpita a Carlo Maria Maggi, ex leader di Ordine Nuovo.
Elementi ripercorsi diffusamente anche nella memoria delle parti civili: 55 pagine che prendono le mosse dal proscioglimento del 1992 per tracciare quello che viene definito «un falso alibi a sostegno della propria linea difensiva di estraneità alla strage», nel quale Bellini «fu spalleggiato dal suo clan familiare in cui spicca la figura del padre, Aldo Bellini (legato all’allora Procuratore di Bologna Ugo Sisti) nella condotta di sviamento delle indagini». Fra gli elementi di indagine inclusi nella memoria figurano anche i nuovi interrogatori del 2019 all’ex cognato e all’ex moglie della Primula Nera, come persone informate dei fatti, oltre a intercettazioni ad altri familiari, sempre datate 2019. Ed è proprio l’ex moglie – a distanza di 36 anni dagli interrogatori del 1983 – a riconoscere l’ex marito nel video («Purtroppo è lui»), facendo emergere riscontri anche su una catenina con crocifisso sequestrata nel corso delle indagini e considerata di Bellini, ritenuta fondamentale per il riconoscimento con il volto nel Super 8, facendo così spostare in avanti le lancette dell’alibi e del viaggio al Passo del Tonale, con un orario compatibile con la presenza della Primula Nera in stazione alle 10.25, ora dello scoppio della bomba. «Ci ha usati come alibi. Me e i miei familiari», dice l’ex moglie in uno degli interrogatori.
Quanto alla perizia sul video, «in entrambi i soggetti le proporzioni delle caratteristiche del volto appaiono simili», affermano i consulenti della Procura, così come simili sono le sopracciglia («simmetriche e a forma spezzata»), la direzione degli occhi («orizzontale con una leggera obliquità esterna e distanza interorbitale simile»), il dorso del naso, («visto frontalmente, appare rettilineo»), la grandezza della bocca («appare media, con direzione rettilinea e il labbro inferiore leggermente carnoso»). E poi: «In entrambi i soggetti il mento visto frontalmente appare tondo, convesso». E ancora: «In entrambe i soggetti si nota una leggera piega della palpebra inferiore sinistra, un leggero solco naso/labiale sinistro e la fossetta mentoniera». Persino i peli del viso sono indicati come «simili», sulla base di «baffi di lunghezza media, acconciatura accurata, folti e di tonalità scura».
Connotati che fra la fine degli anni ’70 e gli inizi degli anni ‘80 – ovvero durante la latitanza con il falso nome brasiliano di Roberto Da Silva – Bellini aveva cambiato attraverso il rifacimento del naso e la rimozione di due nei. Cambiamenti che per parte civile e Procura avallano la sua compatibilità con il volto del Super 8.
Ma la memoria difensiva, oltre «a ritenere infondato perché falso e precostituito l’alibi», si sofferma su numerosi altri aspetti della carriera criminale di Bellini, ricostruendo gli esordi con Avanguardia Nazionale, con il Fronte della Gioventù (e gli scenari del delitto Campanile) e con l’Msi, fino a raccogliere testimonianze rese sul conto della Primula Nera in recenti processi, come quelli sulla Trattativa Stato-Mafia e sulla ’ndrangheta stragista. Per i legali, il quadro probatorio acquisito «colloca Paolo Bellini all’interno della realtà eversiva neofascista di Avanguardia Nazionale, realtà che numerosissimi dati dichiarativi emersi nel corso di svariati processi in materia di eversione collocano come integrata e in rapporti con uomini e strutture dei servizi di sicurezza (in modo particolare del Ministero dell’Interno)». —
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