Gazzetta di Reggio

Reggio

I pedinamenti 

La base per il narcotraffico vicino al casello Modena Nord

Am.P.

Telecamere e appostamenti nel deposito della droga  Battisti della Mobile «Telefoni criptati  contro le intercettazioni»

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REGGIO EMILIA. La “base” del gruppo di trafficanti marocchini era un’abitazione, scalcinata e al pianterreno, situata in una posizione strategica: vicino al casello dell’autostrada di Modena Nord. Lì i magrebini (alcuni corrieri sporadici di passaggio, mentre gli altri, con la residenza nella Bassa e magari un lavoro nel Reggiano, arrivavano per dormire) stoccavano e confezionavano lo stupefacente, che veniva sempre vigilato da qualcuno a turno.

Per scoprire il deposito della droga è stata fondamentale l’intuizione dei poliziotti, che hanno pensato bene di installare delle telecamere nel cortiletto interno della casa colonica.

Così, l’11 giugno 2019, il filmato ha immortalato un uomo che è uscito dal caseggiato ed è andato incontro a un altro soggetto, arrivato su una macchina di grossa cilindrata: tra i due è avvenuto un veloce scambio di soldi e involucri, prima che il conducente ripartisse velocemente. Dopo pochi minuti si è fermata davanti alla porta un’auto della polizia: sono scesi diversi agenti armati, che hanno fatto irruzione all’interno. Con perfetto tempismo: il “custode” era intento a contare le mazzette di contanti che aveva appena ricevuto in pagamento di due panetti da un chilo l’uno di cocaina purissima, su un tavolo imbandito con tutto l’occorrente (bustine e bilancini) per confezionare altra polvere bianca in dosi più piccole e pronte per il consumo.

Il corriere, fermato in un secondo tempo dai poliziotti, aveva diversi panetti di cocaina nascosti abilmente in un doppio fondo situato dietro al volante. Gli occhi elettronici nascosti in punti strategici – nelle piazze e nelle case teatro degli incontri sospetti – sono stati il perno dell’operazione Trexit, mentre il ricorso alle intercettazioni telefoniche è stato minimo perché, ha spiegato il dirigente della Squadra Mobile Guglielmo Battisti, «i narcotrafficanti avevano modalità di comunicazione criptate, con password aggiuntive e sistemi di sicurezza sui cellulari che rendevano vani i nostri tentativi di registrare i dialoghi. Le intercettazioni si sono rivelate troppo difficoltose, perciò abbiamo fatto ricorso a metodi più classici come l’osservazione e il pedinamento».

Il sodalizio dei marocchini, pur essendo su un gradino più basso rispetto agli albanesi, era in grado di comprare 6-7 chili di cocaina alla settimana e di smerciarli in una manciata di giorni sulle piazze lungo la via Emilia: macinavano chili e chili di cocaina a un ritmo impressionante, a dimostrazione che gli affari andavano a gonfie vele per i professionisti dello spaccio. —

Am.P.

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