A Costabona è nata “L’officina” Il primo raccolto è di grani antichi
L’obiettivo della nuova cooperativa di comunità è la valorizzazione del territorio e delle tradizioni
VILLA MINOZZO. Primi passi per “L’officina”, la cooperativa di comunità di Costabona di Villa Minozzo, la nuova esperienza collettiva in un borgo dell’Appennino reggiano.
La nostra montagna è da sempre uno dei luoghi di coltura di percorsi simili, a partire dalle prime prove con la Valle dei Cavalieri di Succiso di Ramiseto e i Briganti di Cerreto a Cerreto Alpi di Collagna, seguite poi da Cecciola di Ramiseto.
il maggio
Dal luglio 2020, all’elenco si aggiunge anche la cooperativa di Costabona, l’ultimo paese villaminozzese sulla dorsale del Secchiello e del Dolo prima del territorio di Toano, terra di confine, di passaggi e di grande tradizione maggistica, per decenni portata avanti da Romolo Fioroni, partigiano, insegnante, compositore.
Vicino a quota 900 metri, circondato da castagneti e boschi che risalgono verso l’alto Dolo, è abitato normalmente d da poche decine di residenti, cifra che in anni normali cresce nel periodo estivo, per le festività e nei fine settimana, quando moltissime persone tornano sui luoghi di origine delle loro famiglie, dove mantengono ancora case ben conservate.
la carbonaia
Uno dei luoghi più amati è la carbonaia, il teatro naturale fra gli alberi vicino a una vecchia carbonaia oggi usato per le immancabili rappresentazioni del Maggio drammatico, una delle tradizioni che si tramandano di generazione in generazione.
“L’officina” è nata il 17 luglio 2020 grazie a nove soci che hanno messo insieme la somma necessaria per accumulare il capitale sociale, ed è presieduta da Auro Bonicelli.
Ora la compagine è formata da trenta soci, tratta in buona parte di uomini e donne che durante la settimana vivono altrove, ma che dal venerdì sera alla domenica hanno un luogo fisso di ritrovo, la Costabona delle radici.
È possibile aderire come socio effettivo, con una quota di 250 euro, o come socio sostenitore, con una tariffa di 50 euro.
Assieme a Giovanni Teneggi di Confcooperative, che ha fornito la consulenza tecnica necessaria, i fondatori hanno deciso di creare la cooperativa di comunità, ora inserita nell’area Mab Unesco del parco nazionale; si tratta di una realtà associativa senza scopo di lucro che ha come propri obiettivi “di missione” la valorizzazione del territorio, delle tradizioni, delle risorse naturali e delle competenze dell’area.
«La cooperativa intende sviluppare attività culturali, sociali ed economiche ispirate a criteri di sostenibilità attraverso la salvaguardia e il recupero di beni ambientali e di conoscenza, la creazione di offerta di lavoro inclusiva, la partecipazione dei cittadini alla gestione di beni e servizi collettivi», spiegano i promotori.
le coltivazioni antiche
Uno dei primi progetti intrapresi è nel settore dell’agricoltura biologica, con la coltivazione senza utilizzo di prodotti chimici di grano e farri particolari, tipologie “antiche” che crescono solo sopra ai 700 metri di altitudine.
I campi, sistemati in aree particolarmente isolate, neppure lambite dalle poche e poco trafficate strade della zona, garantiscono una notevole qualità del contesto.
Anche se, d’altro canto, è possibile portare avanti colture non intensive, con produzioni per ettaro ben inferiori rispetto ad altri luoghi.
Nel 2020 sono stati raccolti e lavorati, in momenti collettivi come quello della battitura, circa tredici quintali di grano.
Nel 2021 si punta ad alzare e non poco l’asticella, la seminatura è stata calibrata per arrivare a circa centocinquanta quintali di farina. Un obiettivo a dir poco ambizioso ma che i soci fondatori e sostenitori della nuova cooperativa credono di potere realisticamente raggiungere.
Adr.Ar.
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