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Chiusura delle scuole, la lettera della studentessa Beatrice: "La nostra unica colpa è sognare"

Chiusura delle scuole, la lettera della studentessa Beatrice: "La nostra unica colpa è sognare"

La toccante lettera della 15enne Beatrice Ziliani, studentessa del liceo scientifico Spallanzani, contro la chiusura delle scuole

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REGGIO EMILIA. Sono una studentessa del Liceo scientifico Ariosto Spallanzani e ho 15 anni. Ho paura per la mia generazione, per i miei amici, per i miei coetanei, per i miei futuri colleghi. Ho paura di non poterci più parlare, di non essere più in grado di comunicare e di non poter mai più imparare.

Ho il terrore che questo non sarà necessario nel futuro, con tutte le tecnologie che diventeranno la sintesi di una persona, ma non prendiamoci in giro, l’essenza di un essere umano, proprio perché è non può smettere di essere o di sentire.

Vi chiedo di immaginare un teatro. Penso sia concesso, l’immaginazione e il desiderio sono le nostre uniche armi ora, più potenti di un social, hanno una capacità di contagio enorme, ma non spaventatevi, c’è chi è morto suicida per emozioni del genere. Per noi il pericolo non c’è, non ricordiamo nemmeno cosa voglia dire amare nella sua forma più pura e spensierata, conosciamo solo quello lontano, perduto o non ricambiato.

Quindi ora vi prego, anche se i teatri son chiusi, tentate di vedere una sala. Siete il pubblico, la platea titubante, gli spettatori speranzosi e state attendendo con ansia lo spettacolo. Ora i vostri occhi sono persi in un sipario rosso: rosso passione, rosso fuoco, rosso amore e odio, rosso rabbia, rosso d’allarme; ma osservate meglio, è bordeaux.

C’è un tocco di nero che vi acquieta gli animi, perché l’oscuro, la luce scura, per noi occidentali sono segno di morte, fine, compimento, sono figli del tempo. E questo vi abbatte, vi demoralizza, ma in fin dei conti vi ipnotizza. Il palcoscenico si fa freddo, scaldano gli abbaglianti puntati verso un sipario di delusioni. Noi, nascosti dietro, fermi a tremare, noi burattini voi burattinai a tagliarci le ali.

Ci hanno tagliato il futuro, sono svaniti gli orizzonti dietro a un tramonto di speranze, d’amore, di brillio negli occhi della gioia per vivere, per raccogliere soddisfazioni come si raccolgono i frammenti di cuori spezzati.
Siamo verso la nullità, verso la piattezza, scompaiono le forme, le sfaccettature di un pensiero, di un’emozione, come tessere di un puzzle che non riescono a incastrarsi, che non sanno più interagire, che non si conoscono e non si intromettono l’uno nella vita e nel dolore dell’altro, rimangono indifferenti, come lontani lampi, di nuovo spenti.

Siamo dei quadratini, precisi, statici, semplici, come tessere di un mosaico, abbiamo perso forma e spessore; piccole pedine in un gioco più grande di noi ma che con noi medesimi se la prende e ci accusa d’esser troppo sensibili, troppo adolescenti, troppo innamorati della vita e del futuro.

Noi siamo burattini caduti sul palco, non curati da nessuno, coi fili tagliati, nascosti dietro, desiderosi di mettere in scena le nostre vite, e di mostrarle in tutto il loro splendore. Restiamo invece fermi, nell’ombra, silenziosi e apatici, in attesa a tremare.

I nostri burattinai ci hanno lasciati precipitare nell’abisso, un abisso da cui è difficile uscire poiché ci stiamo dissolvendo nel palco, nella scena, incapaci di reagire, di rialzarci. Bastano dei nodi, dei fiocchi a riunire i fili per concludere l’opera.

Ma nessuno se ne accorge, tutti vedono ancora un telo bordeaux e noi burattini perduti ci guardiamo e ci interroghiamo su di chi sia la colpa, chi ha tagliato i fili? Il dramma ebbe inizio: atto primo, ora siamo nell’entr’acte, ora sta a noi ricominciare da capo con un nuovo atto e concludere il dramma.

Ora tocca a noi riprendere in mano i fili delle nostre vite, delle nostre speranze. Chi altri se non noi stessi? Siamo a teatro, non in tribunale, smettiamola di darci le colpe e ripartiamo imparando dal passato, non accontentiamoci di sopravvivere soltanto, anche se le priorità ora son chiare.

Rivendico il nostro diritto all’istruzione, ma il sapere non è tutto. Abbiamo bisogno di esprimerci, di amare, di comunicare, di provare perché il tempo non tornerà mai indietro anzi, in questa gara ci sta vincendo. Noi non siamo semplici burattini, non soltanto studenti, ma siamo adolescenti prima di tutto, con ancora tanto da dare e da dire.

Ritrovate la lontana fiamma dimenticata e ricordiamoci che solo sognare un futuro di splendore è la nostra unica colpa.

Beatrice Ziliani

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