Narcotraffico, a Reggio 4 latitanti Oggi gli interrogatori degli arrestati
Un 34enne bloccato a Ligonchio dai poliziotti mentre si faceva un selfie con alle spalle i monti
Tiziano Soresina
Ambra Prati
REGGIO EMILIA. L’uomo si trovava in vacanza a Ligonchio. Si stava facendo un selfie, con alle spalle la cima della montagna innevata, quando ha sentito picchiettare sulla spalla: era l’ispettore di polizia, che diceva alla vecchia conoscenza (Erald Zefi, alquanto stupito) di seguirlo. E’ uno degli arresti più singolari dell’Operazione Trexit, partita da Reggio Emilia ed eseguita da un centinaio di poliziotti di mezzo Nord Italia nella notte tra lunedì e martedì scorso, scaturita nella nostra città in nove misure cautelari su un totale di 29. Quattro soggetti però sono sfuggiti alla cattura e, insieme ad altri tre latitanti inseguiti dalla Dda di Bologna, sono tuttora ricercati: tra questi l’unica donna, lituana di 31 anni. La maxi retata, nata dallo sviluppo di due indagini precedenti, è stata la chiusura del cerchio di una complessa inchiesta nata nel 2014: la Squadra Mobile, partendo dal monitoraggio delle piazze reggiane (in special modo nei degradati capannoni delle ex Officine Reggiane) e da sequestri ingenti a corrieri che parevano non avere alcun collegamento tra di loro, hanno ricomposto il puzzle dei fornitori di droga (soprattutto cocaina e marijuana) di livello più elevato. Reggio Emilia si è confermata un crocevia dello spaccio, visto che le piste partite da qui hanno portato all’estero e hanno consentito di smascherare tre organizzazioni distinte: una composta da marocchini e due da albanesi, operanti soprattutto tra Reggio e Modena. I marocchini, con la base logistica nel Modenese, erano il livello intermedio: gli acquirenti. I due gruppi di fornitori albanesi importavano il primo dall’Olanda e il secondo dall’Albania, servendosi di una moltitudine di corrieri abituati a percorrere lunghi viaggi su auto con doppi fondi segreti. L’operazione, durata tre anni, è stata coordinata da due Procure: quella facente capo alla Dda di Bologna e la Procura di Reggio Emilia (nello specifico il pm Giacomo Forte). La corposa ordinanza del gip bolognese Alberto Ziroldi è composta da trecento pagine. A questo fascicolo appartengono i ruoli apicali: coloro che sono accusati del reato di associazione a delinquere finalizzata al traffico internazionale di sostanze stupefacenti. Tra questi un albanese di 29 anni, incensurato e regolare, che ora è detenuto a Modena insieme ad altri sei soggetti. Il 29enne, considerato promotore dell’organizzazione criminale albanese (il “capo” dell’altro sodalizio, che importava dall’Albania, era già detenuto a Belluno), è stato filmato mentre consegna panetti di chili di cocaina ad un magrebino nell’abitazione deposito di droga vicino al casello di Modena Nord. Stamattina, difeso dall’avvocato Tommaso Creola, comparirà in tribunale a Modena per l’interrogatorio di garanzia: vista la pesante accusa, rischia vent’anni di detenzione. L’ordinanza emessa a Reggio Emilia dal gip Luca Ramponi invece conta un centinaio di pagine, per lo più elenco di documentate cessioni, e riguarda sedici indagati, albanesi e nigeriani, con posizioni più marginali. Gli arrestati sono stati prelevati di notte dagli agenti della Squadra Mobile nelle abitazioni di residenza o domicilio in città: una delle difficoltà del rintraccio è stata l’elevata mobilità dei pusher, che avevano un domicilio diverso dalla residenza ufficiale, senza contare che alcuni sono irregolari e altri conosciuti alle banche dati con degli alias. In manette sono finiti gli albanesi Erald Zefi, 34 anni, residente ad Anagni ma pescato a Reggio, e Kristi Voja, (25 anni, difeso dall’avvocato Noris Bucchi); nonché i nigeriani Hassan Bello detto Theodor, 35 anni, Oziegbe Benson Egbokhan detto Oz (40enne tutelato dal legale Alessandro Conti) residente a Parma solo sulla carta; Martins Igiehon detto Eze (39 anni, assistito dall’avvocatessa Pina Di Credico). A Voja sono contestate decine e decine di cessioni a clienti italiani. Eze era stato arrestato il 28 ottobre 2017 in stazione Mediopadana, dove era sceso dal treno con una valigia contenente undici chili di marijuana: è stato raggiunto dall’ultimo arresto mentre si trovava ai domiciliari, per un fiume di cessioni di cocaina compiute con la convivente lituana. Per i cinque dietro le sbarre questa mattina si terrà l’interrogatorio di garanzia in via telematica: i detenuti collegati dal carcere, mentre i difensori e il giudice Ramponi dal tribunale. —
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