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LA STRANA MODA 

Padre e figlio vanno in tribunale e sono entrambi armati di coltello

Padre e figlio vanno in tribunale e sono entrambi armati di coltello

Scoperti dalle guardie giurate e denunciati dai carabinieri Dalla katana a improbabili armi, un fenomeno senza sosta

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REGGIO EMILIA. Padre e figlio si sono presentati in tribunale per una pratica: peccato che entrambi avessero un coltello in tasca. È l’ultima puntata di un fenomeno che non accenna a diminuire: nonostante le imponenti misure di sicurezza allestite in via Paterlini, con un filtraggio all’ingresso tramite metal detector e guardie giurate, persone di ogni età e status sociale continuano a tentare di entrare a Palazzo di Giustizia armate.

All’origine delle attuali misure, la sparatoria del 17 ottobre 2007, che sconvolse l’opinione pubblica e cambiò per sempre l’accesso al tribunale di Reggio. Durante un’udienza per divorzio Clirim Fejzo, albanese di 40 anni, prese la pistola e uccise la moglie Vjosa e il cognato, prima di essere freddato da un poliziotto. Un altro agente rimase ferito, così come il legale della moglie, l’avvocato Giovanna Fava.

In seguito la sicurezza è stata ulteriormente innalzata in occasione del maxi processo contro la ’ndrangheta Aemilia, concluso il 31 ottobre 2018. Nonostante ciò, i sequestri di armi – soprattutto bianche, ma anche armi improprie e improbabili – sono proseguiti a un ritmo serrato.

Soltanto nel corso dell’ultimo anno a un 53enne di San Martino in Rio è stato scoperto un coltellaccio da caccia nella giacca (in febbraio); un 68enne reggiano aveva addosso un coltello da ventitré centimetri (marzo); due i coltelli, uno da 22 centimetri e uno più piccolo multiuso, di un 58enne di Correggio (agosto).

E non si tratta di un’abitudine maschile, visto che sempre l’anno scorso dalla borsetta di un’insospettabile casalinga 65enne è saltata fuori una lama di diciassette centimetri, mentre una donna 52enne girava con un coltello di ventun centimetri. È rimasto insuperato il gesto di un 25enne residente in città: il 24 marzo 2018 gli addetti alla vigilanza hanno estratto stupiti dal suo zaino nientemeno che una katana, una spada giapponese.

Diversi i pugnali rituali Sikh “ritirati” a increduli pakistani, che li ritengono ornamenti sacri. Al lungo elenco ora si possono aggiungere anche i due familiari armati, padre e figlio.

Nella tarda mattinata di mercoledì, infatti, un 56enne milanese e il figlio 25enne, che si stavano recando in tribunale per adempiere a incombenze private, sono stati fermati all’ingresso dai vigilantes perché l’allarme sonoro del metal detector ha iniziato a squillare. Sono subito intervenuti i carabinieri della stazione di Reggio Emilia Principale: dai rispettivi zaini di padre e figlio sono spuntati due coltelli, rispettivamente della lunghezza di diciannove e diciassette centimetri.

Le lame sono state sequestrate e per i detentori è stata inevitabile la deviazione dal palazzo di via Paterlini alla caserma di corso Cairoli, dove nei loro confronti è scattata la denuncia per porto abusivo d’arma. —

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