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IL CASO 

Poliziotti sospesi Sentiti i testimoni tra conferme e contraddizioni

Enrico Lorenzo Tidona
Poliziotti sospesi Sentiti i testimoni tra conferme e contraddizioni

Nell’udienza fiume di ieri per l’incidente probatorio  hanno ribadito di essere oggetto di verbali falsati dagli agenti

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REGGIO EMILIA. Erano accusati di essere dei rapinatori e per questo erano finiti in galera. «Accuse false», hanno ribadito ieri le due principali persone coinvolte: uno ha confermato che la maglia che lo incastrava non era in realtà sua. L’altro, che quel nome che lo incastrava non è il suo e che lui non lo ha mai utilizzato. Una serie di conferme offerte assieme ad altri due uomini sentiti ieri in incidente probatorio dal gip Dario De Luca, che ha cristallizzato così le testimonianze contro tre poliziotti, accusati di aver falsificato le prove per incastrare i due gambiani già gravati da diversi precedenti.

Motivo per il quale i sostituti procuratori Marco Marano e Iacopo Berardi, hanno indagato un sovrintendente capo e due agenti (un uomo e una donna) accusati di falso e depistaggio, colpiti dalla misura cautelare interdittiva.

I tre in forza alle Volanti sono stati sospesi dal servizio per un anno, e ieri hanno vissuto una giornata sull’altalena. Da una parte le conferme alle accuse, dall’altra diverse contraddizioni emerse durante le dichiarazioni effettuate dai quattro uomini sentiti dal gip durante un’udienza durata quattro ore.

Il lavoro investigativo della squadra mobile delle questura, che ha indagato sui tre colleghi, ha trovato quindi dei riscontri. Ma non sono mancati gli angoli bui.

L’indagine è partita con l’invio alla Procura di una segnalazione sull’operato dei tre poliziotti in merito all’arresto di due gambiani per rapina: Njie Essa (30 anni) e Doudou Momodou Taal (21enne), entrambi sentiti lungamente ieri, accompagnati da agenti della polizia penitenziaria perché detenuti per altri reati.

Proprio le ricostruzioni contenute in due verbali su due rapine – del 17 e del 22 aprile 2020 – sono state rimesse al vaglio ieri dal giudice – perché considerate in parte non attendibili – tramite la ricostruzione delle parti lese. Diversi i falsi contestati: tra questi i riconoscimenti di due vittime in questura (che sarebbero avvenuti invece a casa delle stesse), o il fatto che una giacca sospetta era stata ritrovata addosso all’indagato (mentre era stata recuperata invece alle Reggiane). Fatto, quest’ultimo, che riguarda Doudou Momodou Taal (assistito dall’avvocato Jenny Loforese), il quale ha confermato che la giacca non era sua. Una giacca individuata in due diverse rapine, e sulla quale ci sono poi i dubbi sorti con le intercettazioni alla quali sono stati sottoposti i tre poliziotti.

C’è poi il caso delle generalità dell’uomo assistito dall’avvocato Fabrizio Pancaldi, che non coincidevano rispetto a quelle trascritte a verbale, come fu rilevato allora dal giudice del caso, sempre De Luca, che lo liberò dall’indagine, dalla quale scattarono poi gli accertamenti sui poliziotti. A pesare infine è il depistaggio: perché l’aver falsamente rappresentato la realtà all’autorità giudiziaria, ne ha influenzato poi il giudizio. Fatto considerato assai grave e che ha fatto scattare l’inchiesta, che ha scosso la questura. —

Enrico Lorenzo Tidona

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