Con il lockdown si cerca la qualità premiato il re dei formaggi italiani
REGGIO EMILIA. La produzione è aumentata e quasi del 5%. È questo il bilancio del 2020, anno segnato dal blocco del canale horeca, vale a dire della ristorazione causa Covid, ma che ha visto un rimbalzo del consumo casalingo del Parmigiano Reggiano. Il 2020 è infatti l’anno che ha tenuto col fiato sospeso i produttori del re dei formaggi. Questo perché il prezzo, dai massimi, è poi crollato proprio mentre si affacciava il coronavirus. Poi la mazzata dei locali chiusi per decreto, che ha fatto tremare i polsi a molti caseifici. A conti fatti, però, la domanda persa dal canale professionale è stata riequilibrata dall’aumento del consumo in casa del Parmigiano Reggiano. Gli italiani – e non solo – chiusi nelle proprie abitazioni e con la minaccia di veder minare il proprio stato di salute dal virus, hanno comprato prodotti più salutari. Una dinamica che ha offerto una spinta al Parmigiano, sorretto poi nei prezzi anche dal maxi piano di riacquisto attivato dal Consorzio. Fatto sta che la produzione, alla fine dell’anno, è cresciuta senza fiaccare i prezzi.
Per il Parmigiano 12 mesi – quello comprato dai grossisti che poi lo stagionano e lo rivendono – la quotazione alla Borsa di Parma oscilla ora tra i 10,30 e i 10,50 euro al chilo.
I conti di fine anno li ha fatti proprio il consorzio per la tutela del Parmigiano Reggiano, che ha reso noto il riepilogo dei dati di produzione al 31 dicembre 2020 comunicati dai caseifici. La produzione mensile, con 333.403 forme prodotte contro le 323.580 di dicembre 2019, rileva un aumento produttivo di 9.823 forme pari a + 3,04%. La provincia dove si registra il maggior aumento è Bologna con +9,63%, mentre Reggio ha l’aumento minore con +2,90%. A dicembre, con 10.754 forme/giorno, ci si mantiene statisticamente ancora sotto il livello delle 11.000 forme/giorno che era stato superato per alcuni mesi nella prima parte dell’anno.
Nell’intero anno 2020 si registra, pertanto, un aumento di 183.360 forme rispetto all’anno 2019 che percentualmente significa +4,89%. Si mantiene equilibrato lo scostamento produttivo tra le differenti fasce altimetriche(montagna/alta pianura/bassa pianura), le percentuali di aumento sono: montagna +4,86%, alta pianura +5,32, bassa +4,55%. La ripartizione della produzione tra le diverse tipologie di strutture produttive (caseifici cooperativi/sociali, artigianali/industriali, aziendali) evidenzia come nel 2020 sia oltre la media comprensoriale l’aumento produttivo nelle cooperative (+6,33), mentre aziendali (+4,68%) e artigianali/industriali (+0,89%) aumentano meno della media comprensoriale.
Prosegue intanto anche la lotta alla contraffazione. È di tre giorni fa il sequestro di 136 chili di Parmigiano Reggiano e di 500 etichette con l’errata indicazione di provenienza del prodotto: è la conclusione di un’indagine condotta dai carabinieri di Borgotaro (Parma) insieme ai colleghi del reparto tutela agroalimentare di Parma. Secondo gli investigatori il Parmigiano Reggiano veniva venduto dal legale rappresentante di un negozio con l’indicazione «di montagna» – quella di massima qualità – ma in realtà non lo era perché l’uomo si riforniva da un caseificio della Bassa Parmense. Il tutto, questo il quadro accusatorio, per avere un guadagno aggiuntivo dalla vendita di un prodotto di qualità superiore. —
E.L.T.
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