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La protesta non va in porto «Saremmo stati gli unici»

Luca Giuseppe Murrone
La protesta non va in porto «Saremmo stati gli unici»

Vincenzo Guarascio, gestore di Shibuya, non ci sta a fare la pecora nera: «Gli altri ristoranti hanno avuto paura e non abbiamo fatto squadra»  

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RUBIERA. Alla fine a Rubiera prevale il buon senso. Non è andata infatti in porto la protesta #IOAPRO1501. Eppure qualcuno era pronto ieri sera a sfidare le leggi e i vari decreti aprendo il proprio ristorante. Uno di questi è Vincenzo Guarascio, gestore del ristorante Shibuya in via Togliatti a Rubiera. «Eravamo pronti ad aprire, rispettando tutti i distanziamenti e con tutte le protezioni disponibili ma gli altri ristoranti di Rubiera non hanno aderito, forse per paura, ad #Ioapro1501 e noi non volevamo essere gli unici, la pecora nera di Rubiera» confessa Guarascio.

L’ iniziativa nata sui social ha visto migliaia di adesioni di ristoratori in tutto il Paese. Anche a Modena è diventata virale la protesta di Hermes Ferrari, titolare della pizzeria “Regina Margherita” che ieri sera, nonostante i divieti, ha aperto la propria attività con tanto di clienti a sedere. C’è un’altra “Regina Margherita” che, però, ha scelto di rispettare il decreto. La pizzeria rubierese che proprio nella giornata di ieri ha aperto per la prima volta, ha deciso di svolgere la propria attività – a differenza dei colleghi e soci – secondo le norme di legge, con asporto e nessun posto a sedere. La scelta di rispettare le regole non toglie che i ristoratori siano arrabbiati e preoccupati per questa infinita incertezza.

C’è chi infatti, compreso Guarascio, si sente martoriato da queste forti restrizioni imposte del Governo e chi si vedrà costretto ad abbassare per sempre le saracinesche. Nel Comune ceramico, però, forse per senso di legalità o forse per paura, nessuno alla fine ha aderito alla protesta #Ioapro. Su questo, Guarascio spiega: «In un piccolo paese come Rubiera non c’è stata la forza di affrontare la cosa e tenere aperto. Alcuni clienti ci hanno chiamato per prenotare altri invece ci hanno criticato sui social per la scelta che stavamo per fare. Questo fa parte del mestiere e sulle critiche non intendo esprimermi». Le forze dell’ordine, comunque, fanno sapere i gestori di Shibuya e Regina Margherita di Rubiera, sono passate per certificare che tutto procedesse a norma di legge. Le attività hanno infatti continuato a lavorare grazie ai servizi – gli unici consentiti dalla legge in questo periodo – di delivery e asporto. Se però le restrizioni dovessero aumentare e di conseguenza anche la rabbia dei ristoratori, il gestore dello Shibuya fa una previsione: «In quel caso, se cessa la paura e si fa squadra aumentando la forza collettiva, saremo pronti ad aprire regolarmente e sfidare le leggi». Un altro dei tantissimi problemi avanzati dal ristoratore è quello di pagare i dipendenti: «In nove che eravamo siamo rimasti – confessa amareggiato – e molti sono in cassa integrazione». «Ci hanno fatto chiudere per tanti mesi – conclude il ristoratore – e i dati dei contagi sono continuati a salire. Non sono di certo i ristoranti la causa. Nei ristoranti c’è distanziamento, ci sono regole e c’è tanta più sicurezza rispetto a fuori per strada. Non è quindi il ristorante il problema». —

Luca Giuseppe Murrone

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