«Più che riaprire ora servirebbero aiuti certi alla nostra categoria»
CASTELLARANO. «Io penso che prima venga la salute collettiva e poi tutto il resto». In questa frase si riassume la posizione di Angelo Giordano del ristorante pizzeria Castello, che gestisce il locale insieme ai genitori e al fratello Antonio. Se da una parte Angelo ribadisce che chi ha messo in atto la protesta “Io Apro” abbia ragione al 100%, dall’altra occorre tenere conto che esiste un virus che colpisce senza avvertimento e senza risparmiare nessuno.
«A mio parere bisogna agire diversamente – sostiene – e per questo non abbiamo aderito a “Io apro” nonostante le ragioni della protesta ci siano tutte. La nostra categoria sta pagando un prezzo altissimo, sicuramente immeritato per tutto quello che abbiamo fatto per rispettare le regole. Per migliorare la nostra situazione basterebbe prendere l’esempio di un Paese come la Germania, che ha aiutato la categoria dei ristoratori dando il 75% del fatturato perso e fermato le varie imposizioni fiscali. Quello che è stato dato finora non è sufficiente per salvare il settore, quindi occorrerebbe lottare sul fronte delle richieste di aiuti piuttosto che rischiare delle aperture con l’epidemia ancora in corso».
Come avete fatto a sopravvivere fino a oggi? «Siamo in un paese eccezionale, Castellarano, e abbiamo avuto la solidarietà di tantissime persone. I nostri clienti e tantissime altre persone stanno comprando i nostri piatti attraverso l’asporto. Poi per la prima volta abbiamo iniziato, facendo anche errori, a consegnare i piatti a domicilio. Visto che il servizio sta funzionando abbiamo deciso di investire e utilizzare per le consegne due auto elettriche. Oltre all’appoggio e il sostegno delle persone, abbiamo avuto l’amministrazione comunale che ha aiutato il settore riducendo la Tari del 30% e ha dilazionato diversi pagamenti. Il Comune sta facendo molto in base alle disponibilità finanziare per aiutare chi è stato colpito maggiormente da l coronavirus. Noi per questo dobbiamo ritenerci fortunati e non si possono criticare le ragioni della protesta, ma solo il metodo».
Paolo Ruini
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