«Scuole chiuse da 11 mesi: definirla emergenza è grottesco»
L’appello degli insegnanti reggiani ai politici: «C’è bisogno di tornare in presenza, e bisogna farlo subito»
la lettera
Le scuole superiori hanno chiuso per gli studenti lunedì 24 febbraio 2020; da allora sono rimaste chiuse sempre, salvo un effimero periodo all’inizio del nuovo anno scolastico che in certe regioni è durato pochi giorni. La possibilità che questo periodo di clausura arrivi a compiere un anno è pericolosamente reale.
In tutto questo tempo gli insegnanti hanno affrontato un percorso di autoformazione senza precedenti, riformulando “dall’oggi al domani” la propria didattica. Le famiglie hanno dovuto affrontare diverse situazioni di disagio, stravolgendo la propria vita: non è vero che i ragazzi delle superiori possono essere lasciati a casa senza problemi. I dirigenti scolastici e il personale Ata hanno rivoluzionato l’organizzazione della scuola più volte per cercare di rientrare nei protocolli sanitari e, seppur con risorse inadeguate (l’edilizia “leggera” delle pareti in cartongesso, i banchi con le rotelle, i mezzi di trasporto scaglionati), spesso ci sono riusciti: moltissime scuole sono diventate caserme in cui i protocolli venivano rispettati alla lettera.
La tanto glorificata didattica a distanza sta portando a lacune culturali che stiamo ancora aspettando di recuperare, a una dispersione scolastica che deve essere ancora censita completamente, a un pesante malessere psicologico che agli occhi dei politici è invisibile, rispetto ai conti economici. Tutto questo ha e avrà costi enormi, non vederli è da irresponsabili. Invece di investire seriamente sui trasporti e quanto necessario per garantire agli studenti il proprio diritto alla salute e all’istruzione, diritti inalienabili sanciti dalla Costituzione e priorità per il futuro del Paese, si è scelto di spendere le risorse del Paese in altro. Ogni scelta comporta delle responsabilità, e chi le ha fatte dovrà risponderne. Spesso quando si trattava di investire per la scuola ci siamo sentiti dire che “sono soldi pubblici e quindi vanno spesi con responsabilità”. Lo stesso scrupolo non si pone quando si tratta di spenderli in armamenti, grandi opere o altro.
La priorità che hanno dato alla scuola è stata di inventarsi i “docenti Covid”, da licenziare in caso di lockdown: un insulto alla dignità degli insegnanti e uno schiaffo agli studenti. Ci è stato detto che potenziare i mezzi di trasporto era fisicamente impossibile per assenza di mezzi. Ci voleva troppo tempo. Un anno non basta? Il tempo non sarà mai sufficiente, se non iniziamo mai. Di quante ondate e di quante pandemie c’è bisogno perché si esca dell’eterna emergenza e si inizino ad affrontare in modo serio i problemi alla base di questa catastrofe?
Chiamare emergenza una situazione che si trascina da undici mesi è grottesco. Tra l’altro stiamo parlando di problemi che si trascinano da ben di più: i mezzi di trasporto pubblici sono inadeguati e sovraffollati da decenni. Serve potenziarli in modo strutturale subito, anche per dare sollievo alla nostra aria che è tra le più inquinate del mondo. Le classi scolastiche sono sovraffollate da sempre: se si vuole renderle più sicure dal punto di vista sanitario e si vuole rendere l’insegnamento più efficace e inclusivo, è necessario potenziare il personale in modo stabile subito. Un sistema di tracciamento del contagio è necessario subito, e per questo serve più personale medico.
C’è bisogno di tornare in presenza, e in Emilia Romagna sono state prese le misure che rendono possibile farlo almeno al 50%. Serve farlo subito.
L’educazione civica, che è stata introdotta quest’anno vorrebbe insegnare alle ragazze e ai ragazzi cosa significa diventare cittadini consapevoli e costruttori del bene comune. Non c’è modo migliore di insegnare che dare l’esempio in prima persona. E serve farlo subito. —
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