Studenti e docenti in piazza «Pericolosi? Vaccinateci»
Il presidio oggi alle 16 davanti al municipio, organizzato da “Priorità alla scuola” «La didattica a distanza non diventi la risposta più facile a problemi cronici»
Martina Riccò
REGGIO EMILIA. Nonostante la sentenza del Tar abbia annullato l’ordinanza regionale sulla chiusura delle scuole superiori, la manifestazione contro la didattica a distanza si farà. «Non possiamo più accettare che la scuola sia sempre l’ultimo dei pensieri, con comunicazioni su chiusura e apertura date all’ultimo minuto e una totale assenza di programmazione sul lungo periodo». A parlare sono gli insegnanti di “Priorità alla scuola” – un gruppo nato in varie province italiane, tra cui Reggio Emilia, durante la prima ondata della pandemia – che oggi alle 16 si troveranno in piazza Prampolini insieme a cittadini, docenti di vari istituti e molti studenti, tra cui gli “Studenti autorganizzati” che stamattina (dalle 8 alle 13) in segno di protesta seguiranno le lezioni davanti al Chierici, e quelli che giovedì mattina hanno espresso il loro dissenso con un flashmob davanti al municipio di Correggio.
«Se le superiori sono così pericolose come si vuol fare credere, anche se i dati dell’Istituto superiore di sanità dicono l’esatto contrario, allora dobbiamo vaccinare subito il personale», afferma Davide Giardina che fa parte di “Priorità alla scuola” e insegna al liceo Ariosto-Spallanzani. «La pandemia – sottolinea – ha solo fatto emergere fragilità che la scuola italiana ha da anni, problemi che vanno risolti con investimenti importanti, ripensando radicalmente al modo di fare scuola».
Quello che verrà chiesto oggi in piazza Prampolini, considerando la sentenza del Tar, è una ripartenza in sicurezza e soprattutto un approccio nuovo: «Che venga fatto uno screening completo e continuativo di tutta la comunità scolastica, che si intervenga sui trasporti e sugli spazi, ampliando le aule e usando anche edifici dismessi, e che si crei una “cabina di regia” tra sanità, scuola e trasporti». Non solo. «Le scuole superiori di Reggio e provincia – aggiunge Giardina – erano pronte a ripartire il 7 gennaio con la didattica in presenza al 50%. I vari istituti si erano già organizzati e sappiamo che il Comune di Reggio aveva anche acquistato nuovi mezzi pubblici per risolvere il problema del sovraffollamento. Un giorno prima è arrivato il dietro-front. La nostra paura è che la didattica a distanza diventi la norma per ovviare a problemi ormai storici della scuola: le classi pollaio e i trasporti, appunto». Tralasciando il fatto che gli insegnanti, in questi undici mesi, abbiano dovuto provvedere autonomamente a ripensare il proprio lavoro e abbiano il più delle volte dovuto acquistare con i propri soldi i mezzi necessari per fare «dignitosamente lezione a distanza», a preoccupare sono le conseguenze che la prolungata assenza dalle aule ha sugli studenti.
«Sono ragazzi sempre più afflitti – spiega Giardina – che hanno crisi di panico per compiti o interrogazioni, che non trovano più un motivo per vestirsi e uscire dalla propria camera». Per non parlare delle disuguaglianze che la didattica a distanza ha fatto emergere anche tra compagni di classe: «Non tutti hanno una connessione internet – racconta il professore dello Spallanzani – molti hanno dovuto andare in prestito da vicini di casa e amici. Il risultato è che, a livello nazionale, abbiamo il 14% in più di abbandono scolastico. Non possiamo permetterci di entrare nel circolo vizioso per cui se la curva dei contagi sale la scuola chiude, e se calano i contagi resta chiusa comunque».
Per attirare l’attenzione sulla scuola («che si merita risorse per risolvere alla radice i suoi problemi») oggi in piazza verranno suonate anche le cornamuse: «Un bel modo per farci ascoltare – conclude Giardina – e dimostrare che no, noi non ci siamo rassegnati a questo tipo di scuola». —
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