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Armi in tribunale Quattro denunce in pochi giorni

Tiziano Soresina
Armi in tribunale Quattro denunce in pochi giorni

Dopo padre e figlio, nei guai un pregiudicato e una donna Stavolta intercettati all’ingresso due coltelli a serramanico

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Tiziano Soresina

REGGIO EMILIA. Ancora coltelli intercettati all’ingresso del tribunale e fioccano le denunce per porto abusivo di armi.

Solo nell’ultima settimana – fra mercoledì e venerdì – quattro persone si sono messe nei guai per questo motivo e la scena al metal detector è stata sempre la stessa: scatta l’allarme sonoro, nel monitor si vede nitidamente il coltello e le guardie giurate allertano velocemente il 112 con relativa pattuglia dei carabinieri della sezione radiomobile che piomba al palazzo di giustizia per prendere in mano la situazione e denunciare a piede libero chi ha violato la legge. Fra alcuni mesi affronteranno il relativo procedimento penale.

Di certo colpiscono questi interventi in serie, oltretutto in un periodo in cui gli ingressi al tribunale si sono ridimensionati a causa delle contromisure anticovid rese necessarie dalla pandemia.

In larga parte gli utenti giungono nella struttura giudiziaria di via Paterlini su appuntamento, quindi in numero decisamente inferiore rispetto alla normalità. Eppure il fenomeno non accenna a diminuire. Quindi, dopo il caso di padre e figlio milanesi intercettati mercoledì mattina con altrettanti coltelli nei loro zaini, altre due persone sono state denunciate.

Giovedì pomeriggio un uomo arriva al metal detector e posa sul rullo la valigetta 24 ore che ha con sè. Pochi attimi e parte il segnale d’allarme: dentro alla valigetta c’è un coltello a serramanico lungo venti centimetri (di cui nove centimetri di lama). La scoperta riguarda un pregiudicato veneziano di 60 anni, identificato e poi denunciato dai carabinieri.

Poche ore dopo, cioè nella tarda mattinata di venerdì, stesso copione all’ingresso del palazzo di giustizia: stavolta i vigilantes bloccano una donna. Ha pure lei un coltello a serramanico, solo leggermente più piccolo di quello sequestrato il giorno prima (è lungo diciannove centimetri, di cui otto di lama). Poco dopo si saprà che si tratta di una parmigiana 48enne.

Insomma, il lavoro non manca alle guardie giurate della Coopservice che garantiscono la sicurezza in tribunale per tutto l’arco della giornata. Con turni diversi, sono impegnati quotidianamente cinque vigilantes che fanno da filtro all’ingresso sia con il metal detector sia con i controlli anticovid (in primis la verifica della temperatura), inoltre tengono monitorato l’intero foro reggiano, mentre nelle aule penali stazionano i carabinieri.

Prima del coronavirus la media di interventi era sul centinaio all’anno, obiettivamente tanti. Nel 2020, proprio a causa degli accessi limitati, le armi inchiodate al metal detector sono calate. Invece in questo inizio di 2021 una nuova impennata. Un problema che la presidente Cristina Beretti certamente non sottovaluta: «Qualche piccolo coltello può essere frutto di una dimenticanza, ma in altre situazioni i sequestri sono ben più rilevanti. Comunque chi lavora in tribunale si sente sicuro, l’opera di prevenzione funziona».

L’elenco di armi intercettate è il più vario: tirapugni, coltellacci da caccia, pugnali, coltelli a serramanico, pugnali rituali Sikh, manganelli retrattili, una spada giapponese. In un’occasione è spuntata anche la droga, del resto sono stati trovati coltelli con le lame bruciacchiate, il che fa pensare ad un uso legato al consumo di stupefacenti.

Al metal detector non sono mancate le tensioni, ma sinora nessuno è sfuggito alle proprie responsabilità. E fioccano poi le scuse quando di mezzo vi sono le armi da taglio: «È di mio figlio»; «È un regalo a cui tengo»; «È un ricordo di famiglia»; «Mi serve per andare a funghi». Motivazioni che non bloccano le denunce. —

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