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Una lezione diversa 

Didattica a (poca) distanza dalla porta del liceo Chierici

N.N.
Didattica a (poca) distanza dalla porta del liceo Chierici

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REGGIO EMILIA. Nonostante il freddo pungente, ieri mattina alcuni studenti del liceo artistico Chierici di Reggio si sono trovati per fare lezione davanti all’istituto chiuso da mesi a causa della pandemia. Piccoli banchi in legno, coperte, libri e computer, per partecipare alla didattica a distanza ma... in presenza.

I ragazzi erano pronti a entrare in classe già lo scorso 7 gennaio, data fissata dal Governo, poi rinviata a causa della risalita dei contagi del periodo natalizio e prevista per domani. Gli adolescenti sono stanchi della didattica a distanza, di vedere e parlare con compagni e professori solamente tramite lo schermo dei loro portatili, si sentono depressi e hanno voglia di socializzare di nuovo.

«Noi abbiamo deciso di scendere in piazza, come hanno fatto altri collettivi studenteschi, perché è un modo per fare lezione insieme e confrontarci – spiega una studentessa presente alla piccola manifestazione –. Si tratta ovviamente di un gesto simbolico. Noi vogliamo tornare nelle nostre scuole, lontano da una normalità che c’era anche prima del Covid, motivo che ci ha portato a fare didattica a distanza. Vogliamo una scuola sicura dove ci siano presidi sanitari, screening di massa e dove siano eliminate le “classi pollaio”».

Un altro punto messo in luce è quello relativo ai trasporti: «Deve essere incentivato e non, al contrario, compensato con la sorveglianza alle fermate degli autobus. Unica soluzione proposta finora. Si tende, quindi, a colpevolizzare di più gli studenti».

I ragazzi si dicono stanchi dei «teatrini tra Governo e Regioni, che non portano a fare investimenti sulla scuola pubblica» e rimarcano come la Dad non garantisca il diritto allo studio, perché non tutti possono accedervi e c’è chi ha bisogno di più spiegazioni e tempo per poter apprendere i concetti. —

N.N.

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