«Il lockdown ha accentuato i casi di devianza minorile»
Indicate altre cause di bullismo sconfinanti nella criminalità: la prolungata chiusura delle scuole, lo sport azzerato, i luoghi d’aggregazione chiusi
REGGIO EMILIA. «Il lockdown ha accentuato problematiche preesistenti tra i minori. La chiusura delle scuole e la prolungata didattica a distanza hanno fatto il resto, provocando un incremento della devianza minorile che abbiamo cercato di affrontare con questo progetto di contrasto. L'intento è stato quello di dare una risposta immediata e corale, con tutti gli attori coinvolti, a questa criticità. L’imperativo è stare vicini alle famiglie. Ai genitori consiglio di seguire i loro figli e, per qualsiasi necessità, di rivolgersi alla polizia di Stato: siamo sempre disponibili».
Il questore Giuseppe Ferrari non ha nascosto che il bullismo sconfinante nella criminalità prolifera nello spazio vacante lasciato, in epoca di pandemia, dai banchi vuoti, dalla mancata attività sportiva, dai luoghi di aggregazione con la serranda abbassata e in generale dalla solitudine degli adolescenti mentre i genitori sono al lavoro.
«A Reggio Emilia si è voluto dare una risposta immediata al fenomeno delle bande giovanili – prosegue il questore Ferrari – e il modulo operativo nonché collaborativo, allestito insieme ai Servizi sociali del Comune e anche agli istituti superiori, rientra in una strategia condivisa che vuole essere di contenimento e di prevenzione. Del resto, dopo quanto accaduto a Gallarate e a Busto Arsizio, anche il capo della polizia Franco Gabrielli ha fornito indicazioni per affrontare un disagio che è anzitutto sociale e che quindi riguarda l’intera collettività».
A proposito di prevenzione «si vuole intervenire e arginare, prima che la Squadra Mobile bussi alla porta della famiglia con una misura cautelare per il figlio – spiega Antonio Stavale, dirigente dell’Anticrimine – e dal 9 dicembre (data di inizio del progetto) ad oggi abbiamo convocato in via Dante una decina di famiglie, per parlare del comportamento dei figli e delle loro talvolta cattive frequentazioni. Occorre dire che i genitori, seppur sorpresi, sono stati collaborativi e quasi tutti hanno accettato di partecipare a progetti dei Servizi sociali, senza sminuire la gravità dell’accaduto». —
AM.P.
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