Studenti, professori e genitori in piazza «per cambiare il sistema scuola»
Al centro della protesta le problematiche ormai storiche rese ancora più evidenti dalla diffusione della pandemia
Nicole Nasi
REGGIO EMILIA. «Dimenticati a distanza». «Priorità alla scuola». «Noi burattini, voi burattinai a tagliarci le ali». Sono solo alcuni degli slogan riportati sui tanti cartelli che ieri pomeriggio hanno animato piazza Prampolini, in centro storico, durante la protesta per riavere «una scuola sicura». Un centinaio di persone tra insegnanti, studenti, genitori e passanti, s sono riuniti per far sentire la propria voce in merito all’apertura permanente degli istituti superiori facendo emergere, ancora una volta, le problematiche che da anni, ben prima della pandemia, caratterizzano l’ambiente scolastico. La rivendicazione principale è stata quella di riportare questo tema in cima all’agenda politica, come priorità e diritto fondamentali per il futuro della società. «Da settembre a dicembre la scuola è stata in parte riaperta, a farne le spese maggiori sono stati gli istituti superiori, chiusi da ormai un anno – dice Davide Giardina, rappresentante degli insegnanti durante la manifestazione –. Siamo stati noi che viviamo il mondo della scuola a far sì che il sistema reggesse, ora però è giunto il momento di tornare in aula. I dati parlano chiaro, a scuola ci si infetta meno rispetto ad altri luoghi pubblici, tra tutti i trasporti. Sono stati 203mila gli studenti che hanno contratto il virus in Italia, una percentuale bassissima se si fa il rapporto con il resto della popolazione. Facendo alcune ricerche si può evincere come l’andamento dell’indice Rt, che segna l’incidenza di contagio, non sia strettamente correlato all’ambiente scolastico. I protocolli di sicurezza funzionano quindi bisogna riaprire stabilmente. I danni psicofisici, il tasso di abbandono scolastico, i casi di tentato suicidio, sono altri indici che non devono essere sottovalutati. Riprendiamo l’attività in sicurezza, ritroviamo la socialità, poi con i voti troveremo una soluzione».
I punti salienti sono stati: il reclamo delle risorse concrete destinate alla scuola, la sicurezza degli edifici, l’assunzione e la stabilizzazione del personale scolastico di tutti i livelli, il ripristino di edifici abbandonati per poter evitare gli assembramenti in classe, l’incremento dei trasporti e l’eventuale anticipazione della vaccinazione degli insegnanti se ritenuti veicolo di contagio.
«Sono madre di una ragazza che fa l’università e lavoro in ospedale – spiega Patrizia, rappresentante dei genitori –. Solo sul campo si capisce cosa va e cosa no. Come possiamo parlare di sicurezza in aula se i nostri figli non ci vanno fisicamente? Noi pensiamo a curare il fisico, gli insegnanti la mente. La cultura ci salva, non lasciamoli soli».
Tra i diversi interventi quello di Leonardo Ferrigno, maturando al liceo scientifico Aldo Moro di Reggio Emilia: «La riapertura di lunedì – aggiunge – è una vittoria ed è stata possibile perché abbiamo unito le forze verso un obiettivo comune. Ciò che deve cambiare è il sistema stesso di scuola. Basta imparare nozioni a memoria e fare solamente verifiche, ad arricchirci è lo sviluppo di uno spirito critico, il confronto e lo stare insieme. Per essere davvero al sicuro in classe queste misure non sono sufficienti e vanno potenziate. Insegnanti e studenti sono concordi e non più due fazioni distinte. La pandemia non ha fatto altro che mettere ancor più in evidenza problematiche già presenti da tempo. È ora che lo Stato si interessi realmente e concretamente del futuro delle prossime generazioni. Siamo qui in piazza a testa alta – conclude – per far sentire i nostri diritti e lotteremo per averli e per farci ascoltare». —
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