Danni per milioni Fiamme da un bus rientrato da poco
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Enrico Lorenzo Tidona
REGGIO EMILIA. Domenica sera a Reggio Emilia è partito un missile. Tra lingue di fuoco e scoppi a raffica sembrava una riminiscenza di guerra. Ma in realtà a schizzare verso il cielo è stata una grossa e affusolata bombola di gas che si è trasformata improvvisamente in un razzo. Posizionata sul tetto di uno dei 22 autobus avvolti dalla fiamme domenica sera, dopo essere esplosa è partita verso l’alto, ha bucato il tetto del deposito di Seta - diventato nel frattempo un forno incandescente - ricadendo dall’altra parte della tettoia per conficcarsi dentro un altro autobus in fiamme. Dentro non c’erano passeggeri ma tutt’attorno, mentre le esplosioni di bombole e pneumatici si susseguivano, c’erano 25 vigili del fuoco, che hanno arginato la furia dell’incendio scoppiato alle 21 e che in pochi minuti si è propagato divorando letteralmente 13 autobus.
ROGO IMMENSO
Si tratta di uno dei più grandi incendi della storia recente di Reggio Emilia, scoppiato nel deposito semi deserto della flotta di Seta (l’azienda che gestisce il trasporto pubblico locale) in via del Chionso, vicino al Campovolo, dove si è scatenato un inferno domato da uomini riparati dal solo getto d’acqua delle autobotti. «Abbiamo rischiato la vita, come fanno tutti quelli che fanno questo mestiere» dice Rossano Mariani, vigile del fuoco di Reggio a capo di una delle squadre che hanno lavorato delle 21 alle 2 del mattino, tornato nuovamente sul luogo del rogo il mattino dopo per fare le verifiche del caso di quello che, per ora, sembra un innesco accidentale, partito da uno degli autobus da poco rientrati nell’area di sosta di Seta. Il rischio, questa volta, è schizzato però alle stelle. «Noi cerchiamo di fare il possibile per la salvaguardia dei nostri ragazzi, dei nostri uomini, però dopo ci vuole anche un po’ di fortuna. Non c’è niente da fare» dice Mariani davanti a uno degli autobus piegati dalle fiamme, alcuni dei quali ancora fumanti nonostante l’acqua e la schiuma versata per ore.
IL RISCHIO
Tutt’attorno alle carcasse dei mezzi alimentati a gpl è bianco, sembra quasi che abbia nevicato. «Abbiamo usato tutto quello che avevamo per spegnare i focolai attivi» racconta Giordano Bonezzi, funzionario dei vigili del fuoco che partecipa alle indagini. Fin dalla prima mattina è stato tutto un brulicare di curiosi giunti da via del Chionso, e di agenti della scientifica della questura che, guanti alla mano, hanno cercato reperti ed eventuali inneschi, senza trovarne però alcuno. «Quando è arrivata la chiamata in caserma, alle 21.07, era stato segnalato l’incendio di un solo veicolo - ricostruisce Bonezzi - Quando siamo arrivati sul posto c’era effettivamente il primo autobus della fila avvolto dalle fiamme». Attorno però il fuoco era diventato mastodontico, correndo lungo la pensilina, saltando da un autobus all’altro tramite il calore che ha fatto scoppiare il gas contenuto nelle bombole montate sui tetti, diventati roventi.
UN INFERNO DI FIAMME
«Siamo intervenuti con 12 mezzi, uno in appoggio da Modena - dice Bonezzi - C’è stato chiaramente pericolo perché quando c’è lo scoppio del gpl il contenitore parte e viene lanciato a distanza. È finito molto vicino e come tutte le volte che possiamo raccontarlo, si può dire che ci è andata bene». Un incendio le cui immagini sono subito rimbalzate sul web, rilanciate da residenti e passanti investiti dal bagliore che ha illuminato a giorno la notte del quadrante nord-est della città. Sull’accidentalità dell’innesco Bonezzi però non si sbilancia: «Per il momento sono in corso indagini in collaborazione con la polizia per avere se non altro la certezza di quello che affermiamo. Le strutture hanno fatto sostanzialmente da forno e l’incendio si è propagato per un effetto a catena tra i mezzi a gpl».
DANNI INGENTI
Ci sono altri mezzi che hanno subito danni per l’esposizione a quel calore infernale. La pensilina ieri è stata transennata, afflosciatasi e resa inagibile per chissà quanto tempo. «Ci sarà la riconsegna all’azienda solo quando saranno finite le indagini» mette in chiaro Bonezzi, che con i suoi uomini ha avuto anche un incontro con i vertici di Seta. «Il soffitto è coperto, perciò la temperatura è salita subito. Quindi, nel giro di poco tempo, il calore si è propagato agli altri autobus - spiega il funzionario della caserma della Canalina - L’effetto a catena ha chiaramente generato tutti quegli scoppi uditi da tante persone. Poi dopo all’arrivo anche delle squadre di rinforzo bene o male siamo riusciti a contenerlo. Altrimenti la propagazione poteva raggiungere anche i mezzi sull’altro lato».
AUTISTI ALLARMATI
A una ventina di metri di distanza dall’epicentro del rogo ci sono delle lamiere, schizzate oltre il parcheggio verso una zona dove erano parcheggiati alcuni furgoni di Seta. C’è anche il deposito carburante, fortunatamente rimasto fuori dall’onda di calore. «Quei rottami sono l’esempio di quanto abbiamo affrontato - racconta Simone Andreini, altro capo squadra che ha passato la notte davanti a quel muro di fiamme - Un bombolone è esploso perché non sono intervenute le valvole di sovrapressione. E diciamo che la bombola è andata nella direzione giusta». Nel frattempo c’è la scientifica che sta visionando i filmati delle telecamere di videosorveglianza che controllano la sede recintata di Seta. Gli autisti del turno del mattino si fermano davanti agli autobus anneriti, fanno foto col telefonino e commentano il disastro conclusosi senza feriti: per tutti è un miracolo. —
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