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Di nuovo in classe alle superiori ma su WhatsApp scioperi e proteste

Martina Riccò
Di nuovo in classe alle superiori ma su WhatsApp scioperi e proteste

Chat e gruppi spontanei di ragazzi contro il rientro frettoloso Già ieri le prime assenze. Gli studenti vogliono più sicurezza

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Martina Riccò

REGGIO EMILIA. La campanella suona ma per sentire il vociare degli studenti bisogna aspettare – stranamente – un bel po’. Nulla a che vedere con il torrente impetuoso di zaini e borse a tracolla che, fino a un anno fa, accompagnava la fine di ogni giornata scolastica. Anche a Reggio Emilia, ieri, sono tornati sui banchi i ragazzi e le ragazze delle superiori: dopo cinque ore di lezione in presenza – e due mesi e mezzo di didattica a distanza sulle spalle – sono usciti dagli istituti a gruppetti, parlando di quella verifica e dell’altra interrogazione, di quanto sia stato difficile alzarsi e arrivare puntuali in classe, della bellezza di rivedersi, anche se con la mascherina. Nonostante l’incendio divampato domenica sera nel deposito delle corriere di Seta in via del Chionso, nel quale sono bruciati tredici mezzi, il debutto è andato bene: entrata e uscita scaglionate; mascherine che correttamente coprivano naso e bocca; nessun assembramento selvaggio davanti alle scuole, presidiate peraltro da polizia locale, guardia di finanza e polizia di Stato; distanze rispettate anche alle fermate degli autobus e sui mezzi grazie alla presenza degli steward. Immagini di una normale giornata al tempo del Covid.

Ma qualcosa è successo, lontano dai cancelli scolastici. Un malumore covato e poi esploso dopo la sentenza con cui il Tar, bocciando l’ordinanza regionale emanata dal presidente dell’Emilia-Romagna Stefano Bonaccini, ha dato il via libera al ritorno in classe con didattica in presenza al 50%. Molti studenti si sono sentiti presi in giri da questo valzer di aperture e chiusure, hanno pensato che dietro l’ultima novità ci fosse altro: il bisogno degli insegnanti, ad esempio, di dare voti in presenza. E così – mentre il direttore dell’Ufficio scolastico regionale dell’Emilia-Romagna Stefano Versari annuncia che dalla prossima settimana ogni istituto potrà prevedere un rientro fra il 60 e il 75% degli studenti – si sono organizzati autonomamente su whatsapp, classe per classe, scuola per scuola, decidendo di scioperare e non presentarsi in aula. E seguire solo lezioni a distanza. Una protesta a macchia di leopardo, incontrollabile e incontrollata, con cui gli studenti vogliono farsi ascoltare e ottenere un rientro in sicurezza, e non solo un rientro a scuola frettoloso. La paura di tanti è che questo ritorno vanifichi i sacrifici degli ultimi mesi – la lontananza dai compagni, la difficoltà nel seguire le lezioni da casa, la fatica nel mantenere abitudini sane, orari, impegni – e che non sia altro che l’ennesima illusione: «Vogliamo tornare a scuola in sicurezza – spiegano alcuni dei ragazzi che hanno deciso di scioperare – e non tornare in aula una settimana per poi stare a casa di nuovo tre mesi». Difficile stabilire quando questi scioperi finiranno: i più moderati vorrebbero dare un segnale solo nei primi giorni, gli altri no, sono determinati a continuare finché non cambieranno le condizioni sul tavolo. —

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