Firme false alle elezioni 2014: tre condanne
La pena più alta (2 anni e 4 mesi) all’autenticatore Roggero, 1 anno all’ex leghista Silva e 8 mesi alla dottoressa De Vito
brescello. Con la sentenza di primo grado si è chiuso – ieri in tribunale a Reggio – il processo nei confronti di cinque persone per falso in atto pubblico, sulla scia di un esposto anonimo che innescò le indagini della Digos sulle firme raccolte nel contesto delle elezioni comunali 2014 a Brescello.
Accertamenti concentratisi – per due liste civiche, riferibili a Lega Nord e al centrodestra – sulla veridicità o meno delle firme e soprattutto sulla presenza o meno dell’autenticatore. Il giudice Simone Medioli Devoto ha emesso tre condanne e due assoluzioni. Più dura di quella richiesta dal pm Laura Galli la pena inflitta a Paolo Roggero (autenticatore ed ex consigliere provinciale leghista): 2 anni e 4 mesi di reclusione. Con pena sospesa, invece, le condanne a Catia Silva (1 anno e 4 mesi per l’ex del Carroccio, nota per le sue battaglie contro la ’ndrangheta) e al medico Carmen De Vito (8 mesi di reclusione) che sette anni fa aveva aiutato nella raccolta-firme la figlia Marianna Olivo (ora è consigliera a Boretto per la Lega) che è stata, invece, assolta. Assoluzione pure per il parrucchiere Erik Marchini. L’avvocato difensore Gianluca Vinci aveva chiesto l’assoluzione per tutti e cinque i suoi assistiti. Ora, annunciando che impugnerà la sentenza in Appello, replica davanti al taccuino: «Avevamo depositato due sentenze – rimarca il legale – riguardanti le assoluzioni nel 2019 del consigliere comunale Andrea Capelli, sull’autenticazione di firme false per la lista di Centro Democratico alle regionali 2014, nonché quella pronunciata nel 2017 per l’ex consigliere provinciale Alberto Ferrigno per le comunali 2014 a Reggio Emilia. Inoltre non è stata fatta alcuna perizia calligrafica nei casi in cui le firme non sono state riconosciute come proprie. Peraltro il pubblico ministero, delle 11 firme iniziali, ha chiarito che ora ne sono contestate solo 5, mentre per fare la lista ne bastavano 60 sulle 70 raccolte: non si capisce neppure quale sarebbe stato il movente della falsificazione. E l’esposto fu anonimo – conclude – fatto contro una lista antimafia: non si è mai indagato su chi la spedì e con quali intenti».
Come sempre battagliera Catia Silva: «È una sentenza ingiusta, comunque io le lotte antimafia le continuerò a fare, non mi piegano. L’autenticatore (il riferimento è a Roggero, ndr) c’era e chi ha detto il contrario sbaglia. E raccogliendo le firme ho sempre chiesto la carta d’identità, anche se li conoscevo personalmente. La lettera anonima arrivò due giorni dopo il mio insediamento in consiglio. Mi sento perseguitata per le mie battaglie». —
T.S.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
