Anche la locanda Madam aderisce a #Ioapro «Non chiamateci ribelli»
REGGIOLO. La locanda “Madam” di Brugneto di Reggiolo aderisce all’iniziativa di protesta #Ioapro, messa in campo venerdì scorso dai ristoratori esasperati dai divieti e dal lungo periodo di chisure serali.
La titolare Azzurra Masiero, 37 anni, ha già ricevuto la visita dei carabinieri, con relative sanzioni durante le serate di apertura.
«La locanda dà lavoro a sei dipendenti tutti in cassa integrazione. Peccato però che non abbiamo ancora ricevuto nulla, e tra loro ci sono persone che devono pagare affitti e bollette». Azzurra è un ex avvocato, ma non esercita perché attualmente ricopre il ruolo di rappresentante legale della sua azienda.
«Per favore, non chiamateci “ribelli”, perché quello che io sto facendo, assieme ad altri, per la verità pochi colleghi, è per difendere il diritto al lavoro e alla proprietà privata. Io ho aperto la locanda a maggio 2019, non ho risarcimenti perché dovevo calcolare il 25% del fatturato di aprile, per cui ho ricevuto un contributo una tantum a maggio e novembre che non copre neanche minimamente le spese che sto sostenendo come affitto, bollette, contributi dipendenti. Ma come posso mandare avanti una locanda con tanti dipendenti? Io tutti giorni con una Pec invio all’Agenzia delle entrate la richiesta di ristori e all’Inps sollecito la cassa integrazione. Da ottobre 2020 non è arrivato nulla – spiega ancora Azzurra –. Io ho lavorato solo sei mesi nel 2020 e gli altri sei mesi ho dovuto tenere chiuso».
L’adesione a #Ioapro della locanda “Madam” ha ricevuto sui social tanti attestati di solidarietà e simpatia, ma anche qualche dissenso.
«A noi ristoratori ci danno degli “untori”, ci dicono che “il ristorante non è un bisogno essenziale”. Allora a questi signori che ci criticano chiedo: cosa ci consigliate di fare?Qual è la differenza tra un ristorante e una mensa? Come mai nelle mense si può mangiare, mentre io, rispettando le regole e con i giusti distanziamenti, non tanto per il Covid-19 ma per una semplice forma di privacy che ho voluto nel mio locale, non posso lavorare?».
Sembra che alcuni ristoratori stiano valutando di modificare il codice “Ateco” che classifica le attività economiche per trasformare i propri locali in mense. Un “escamotage” che permetterebbe loro di bypassare i divieti, tenere aperto e lavorare.
L’iniziativa #Ioapro è sostenuta da diversi studi legali e dalla Federazione artigiani e commercianti italiani (Faci) che difendono il diritto al lavoro e la proprietà privata . «Si stanno violando diritti fondamentali costituzionalmente garantiti. È opportuno ricordare – dice Tania Andreoli della Faci – non solo l’articolo 42 della Costituzione, tutt’ora vigente, che tutela la proprietà pubblica e privata, attribuendo a quest’ultima il carattere dell’inviolabilità, ma anche l’articolo 14 della stessa Costituzione che dichiara altresì inviolabile il domicilio, nel quale non possono eseguirsi ispezioni, perquisizioni e sequestri, se non nei casi e nei modi stabiliti dalla legge, secondo le garanzie prescritte per la tutela della libertà personale». —
M.P.
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