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dopo la fiducia 

Del Bue si dimette da direttore dell’Avanti per il voto con il Var del socialista Nencini

Evaristo Sparvieri
Del Bue si dimette da direttore dell’Avanti per il voto con il Var del socialista Nencini

L’ex parlamentare reggiano lascia la guida della testata dopo otto anni: «Non condivido la fiducia data al governo Conte»

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REGGIO EMILIA. «Non sono una persona che torna indietro». Giura che lui non cambierà idea, nemmeno all’ultimo minuto. Mauro Del Bue, giornalista, ex assessore ai tempi di Graziano Delrio e fra il 1987 e il 2008 deputato Psi per tre legislature, dopo otto anni lascia la direzione dell’Avanti!, la versione online dello storico quotidiano socialista fondato nel 1896, sul web dal 5 gennaio 2012 dopo le alterne fortune della testata.

Una decisione presa in contrasto con il voto in extremis a favore del governo Conte espresso dal senatore del gruppo di Italia Viva e segretario nazionale Psi, il fiorentino Riccardo Nencini: un voto dell’ultimo minuto al pari di quello dell’ex M5s, Alfonso “Lello” Ciampolillo, risultato fondamentale per la risicata fiducia alla traballante maggioranza giallo-rossa, salvata anche grazie al ricorso a una sorta di Var richiesto dalla presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati. Nel corso della votazione, Casellati ha chiesto di fermare tutto e ricorrere alla registrazione della seduta prima di decidere se riaprire o meno il voto all’ex senatore del M5S. Quindi l’arrivo in ritardo anche di Nencini, con il cui voto la partita della fiducia a Conte si è conclusa con 156 sì, 140 no e 16 astenuti. Fra questi ultimi sarebbe dovuto esserci Nencini, almeno stando alle precedenti intenzioni di voto.

«Mi sono dimesso perché non condivido la posizione del senatore Nencini, che dopo aver svolto un equilibrato e ponderato intervento per l’astensione, in armonia con il gruppo Psi-Italia Viva, ha deciso all’ultimo momento di votare a favore del governo», spiega Del Bue, che già nella tarda serata di martedì, a urne bollenti, ha pubblicato sull’Avanti! un editoriale di commiato.

«Ho messo nel lavoro il meglio di me stesso. Ho fatto il mio lavoro con passione e spero con competenza. L’ho fatto gratuitamente. La decisione di Nencini implica per me una scelta di campo inaccettabile perché ho sempre pensato che il futuro di questo piccolo partito che si chiama Psi dovesse essere nell’area liberal-socialista di Calenda, Bonino e oggi anche di Renzi, non nell’asse Pd-M5s».

Nel commiato, definito il suo «ultimo atto da direttore», Del Bue premette di non voler fare polemica, ringraziando quanti hanno collaborato nel rilancio e nel mantenimento della storica testata socialista, «un giornale con migliaia di contatti quotidiani, in perfetto equilibrio finanziario, sorretto da due soli bravi e generosi miei collaboratori, per di più sottopagati».

Ma è chiaro che per l’ex parlamentare reggiano la scelta di campo di Nencini ha lasciato il segno, arrivata fra l’altro in una data simbolica per la storia del socialismo italiano, ovvero nel 21esimo anniversario della morte di Bettino Craxi, ricordato da Del Bue nell’editoriale come «un grande leader politico del Psi e un prestigioso uomo di stato». L’editoriale, inoltre, è stato dedicato alla memoria di Emanuele Macaluso, storico dirigente Pci scomparso martedì a 96 anni.

«Ereditavo un quotidiano semi clandestino, con molti redattori, parecchio costoso, senza una precisa identità politica», aggiunge Del Bue, che non riesce a spiegarsi in nessun modo il voto di Nencini, tanto più in conseguenza del fatto che Italia Viva in Senato è nata proprio grazie al fatto che il senatore e segretario Psi ha concesso a Renzi il simbolo, permettendo la formazione del gruppo. «Per me resta un mistero», dice De Bue.

Che si stato un modo per il senatore fiorentino di tenere il piede in due staffe, agganciato al governo pur restando nel gruppo renziano? «Non credo – risponde De l Bue – Anche se Nencini, di cui resto amico, dice di non voler togliere il simbolo, come si fa a restare in un gruppo dove la maggioranza vota in un modo e lui in un altro? Non stiamo parlando di un voto qualsiasi. Si era già distinto rispetto ai voti di Italia Viva. Ma qui stiamo parlando di un voto di fiducia decisivo, sulla base di una crisi aperta dal gruppo di cui fa parte e nel quale mi sembra difficile che adesso possa rimanere».

Nel suo passato, il segretario socialista è stato viceministro alle Infrastrutture durante il governo Renzi, ricoprendo l’incarico di numero due del ministero all’epoca guidato da Delrio, ora capogruppo Pd alla Camera. Ma per Del Bue il rapporto con Delrio non è all’origine dell’improvviso ribaltone del senatore socialista: «Quando Nencini era viceministro, Delrio era un uomo di Renzi – dice l’ex parlamentare – Riccardo è fiorentino e quindi in qualche modo collegato con Renzi. La sua scelta resta un mistero. E io non potevo far altro che dimettermi». —

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