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fabbrico, il processo 

Fidanzati sordomuti prima vanno in crisi poi lei lo difende «Non mi picchiava»

Tiziano Soresina
Fidanzati sordomuti prima vanno in crisi poi lei lo difende «Non mi picchiava»

Maltrattamenti: commossa deposizione della 37enne Dopo la denuncia sono tornati insieme. Assolto il compagno

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Tiziano Soresina

FABBRICO. Entrambi sordomuti, da sette anni vivono la loro storia d’amore abitando insieme prima a Carpi (Modena) e da un po’ di tempo a Fabbrico dove risiedono tuttora. Ma fra loro non sono sempre state rose e fiori.

Nel luglio di tre anni fa il rapporto precipita e lei arriverà a denunciare il fidanzato 44enne. Ma stiamo parlando di due persone fragili, in cui non sempre è facile entrare nei loro problemi, specie quelli di coppia.

Sta di fatto che da quella denuncia della 37enne si arriverà ad accuse pesanti contro il fidanzato. Una ricostruzione che “parla” di pugni e calci, lancio di oggetti, minacce di morte, richieste estorsive di denaro a flusso continuo (dai 200 ai 400 euro) sino ad arrivare a fargli da garante per 55mila euro in due distinti prestiti. Fatti collocati fra il 2015 e il 2018.

L’iter investigativo farà a questo punto il suo corso, ma pochi mesi dopo la denuncia i due disabili ritrovano l’armonia, ricuciono il rapporto e ieri sono giunti tranquillamente insieme in tribunale a Reggio Emilia per l’udienza preliminare.

Si procede con rito abbreviato, ma davanti al giudice Dario De Luca non solo la donna non si costituisce parte civile, ma con l’aiuto dell’interprete della lingua dei segni scardina le accuse: conferma i litigi, ma con aggressioni reciproche per lo più verbali, smentisce di essere stata picchiata e che quando era andata al pronto soccorso non era riuscita a spiegarsi adeguatamente su quella sua richiesta di cure, escludendo atti violenti da parte del compagno.

Difficoltà a livello di comprensione che, sempre secondo la 37enne, avrebbero portato a fraintendimenti in caserma, mettendo poi in rilievo che con i carabinieri aveva soprattutto parlato la madre, a sua volta contraria all’unione della figlia con quell’uomo. Relativamente alle somme di denaro, la donna ha voluto chiarire di percepire una pensione di invalidità e che, estratti-conto alla mano, non risultano movimenti anomali che possano giustificare esborsi forzati.

Una deposizione – con momenti di commozione – che in circa un’ora ribalta il quadro giudiziario, a tal punto che viene chiesta l’assoluzione dell’imputato sia dal pm Iacopo Berardi che dai difensori Costantino Diana e Alessandro Magnani. Le prove si fanno incerte e il gup De Luca esce dalla camera di consiglio emettendo una sentenza assolutoria, con formula dubitativa.

«Siamo di fronte ad una coppia fragile, in cui è anche facile arrivare all’equivoco – commenta a fine-udienza l’avvocato Diana – e i problemi sono stati messi alle spalle, vivono serenamente la loro relazione». —

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