Il comitato No Biogas replica a Iren «Un atto dal sapore intimidatorio»
Pagate le spese legali, ora si invitano i reggiani a versare un contributo. Eboli (FdI): «Darò una mano»
Luciano Salsi
REGGIO EMILIA. È atteso entro una o due settimane lo sblocco del conto corrente del comitato No biogas, che era stato pignorato da Iren il 12 gennaio. Due giorni dopo il comitato ha pagato le spese legali dovute all’azienda multiservizi e alle altre controparti per la condanna subita in prima istanza dal Tar. Perciò la banca s’appresterebbe a restituire ai titolari la piena disponibilità delle somme depositate. Non si placa, peraltro, la polemica sugli ultimi atti della battaglia ingaggiata dai cittadini e dalle aziende agricole di Gavassa e dintorni contro l’impianto che vi dovrebbe essere costruito per trasformare in metano e fertilizzanti la Forsu (frazione organica dei rifiuti solidi urbani). Il “Coordinamento provinciale dei comitati ambiente e salute” , nel quale sono riuniti gli oppositori del progetto, accusa l’azienda, definendola “Vampiren” , di usare il pignoramento come un mezzo per ricattare, minacciare o intimidire gli avversari o forse per dissimulare il proprio timore di perdere la causa nell’appello al Consiglio di Stato.
Intanto invita i reggiani a sostenere le sue spese legali con un’erogazione liberale sull’Iban IT66U03032664 80010000323850. Marco Eboli, portavoce di Fratelli d’Italia per la città annuncia che vi verserà un contributo personale. «Il comportamento di Iren – spiega – è un fatto indegno di una azienda privata con soci pubblici, come il Comune di Reggio. Il Comune dovrebbe garantire la libera espressione del dissenso da parte dei cittadini e quindi Fratelli d’Italia gli chiede di intervenire presso Iren per far ritirare la richiesta di pignoramento».
Il Tar aveva ordinato al Coordinamento di rifondere 3000 euro a ciascuna delle controparti, Iren, Regione, Provincia, Arpae e Comune di Reggio, collegato con Correggio e San Martino in Rio. «L’azienda – obietta Emiliano Codeluppi, portavoce dei comitati – sapeva che avevamo intenzione di ricorrere in appello al Consiglio di Stato. Ciononostante ci ha inviato l’ingiunzione di pagamento, seguita dalla richiesta del pignoramento. Sapeva che continuiamo l’azione legale e, quindi, non ci sottraiamo agli obblighi che ne derivano, ma ha compiuto questo atto maleodorante che ha il sapore di una zampata intimidatoria» .
Il debito nei confronti di Iren, peraltro, non si esaurisce con la cifra già pagata. L’azienda ha segnato un altro punto a suo favore, ottenendo che il Consiglio di Stato rigettasse l’istanza cautelare di sospendere i lavori dell’impianto in attesa della sentenza definitiva. Quindi i ricorrenti sono stati condannati a rifondere altri 2000 euro di spese legali a ciascuna delle cinque controparti, a meno che non decidano di desistere ritirando il ricorso.
Il Coordinamento ha respinto con sdegno la proposta e si dice pronto a pagare quando gli arriverà l’ingiunzione. Se perderà la causa gli rimarranno a debito anche le spese complessive dell’appello, circa 20mila euro che s’aggiungono ai 30mila corrisposti per il ricorso al Tar.
A Marco Eboli replica immediatamente Gianni Bertucci, capogruppo del Movimento 5 stelle in consiglio comunale, che tira in ballo anche il sindaco : «Il sindaco di Reggio, Luca Vecchi, era informato sul sequestro dei beni dei Comitati da parte di Iren? Questa la domanda che abbiamo posto con una interrogazione al sindaco. Intanto Marco Eboli si sveglia da un decennale letargo sui temi ambientali e dopo aver osteggiato l’estensione della raccolta differenziata porta a porta, raccogliendo pure le firme per un referendum nel 2008, mossa che se fosse andata in porto avrebbe “regalato” a Gavassa non un pur negativo maxi-impianto a biogas sovradimensionato, ma addirittura li avrebbe condannati a un inceneritore da 250 mila tonnellate di rifiuti indifferenziati. In questi anni non una azione e non una parola sul tema. Per favore evitiamo le strumentalizzazioni». —
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