Cento imprese in meno ma alcuni settori tengono
In ottima salute le costruzioni, cresciute in un anno dello 0,9 per cento Sono stati la metalmeccanica e il tessile ad accusare la flessione più forte
REGGIO EMILIA. Arriva la conferma, decisamente incoraggiante, che l’imprenditoria reggiana, nonostante le sofferenze per la pandemia che ha infierito per tutto il 2020, resiste.
In un anno lamenta infatti, complessivamente, solo un calo dello 0,2% e in alcuni settori riesce addirittura a crescere.
Ne dà conferma l’ufficio studi della Camera di commercio che ha analizzato la dinamica demografica delle imprese della nostra provincia riscontrando una situazione tutto sommato stabile: all’inizio del 2021 si sono contate 53.964 aziende in attività, solo 100 in meno di quelle di fine 2019.
Il rallentamento forzato di alcuni settori economici è stato sostanzialmente equilibrato dal buon andamento delle attività dei servizi. Sia per chi si rivolge alle imprese (siamo passati da 10.086 a 10.168 unità attive, dunque 82 in più pari a un incremento dello 0,8%) che in quelle destinate alle persone (3.311 a fine 2020 un altro + 0,8% in dodici mesi). In ottima salute anche le costruzioni che, con 11.702 imprese, si confermano il comparto numericamente più consistente dell’intera struttura economica provinciale e sono cresciute di 103 unità, un’ascesa dello 0,9% rispetto all’inizio del 2020.
I tre settori che vantano il maggior numero di unità attive restano però il commercio, il manifatturiero e l’agricoltura, sebbene abbiamo tutti lamentato inevitabilmente segnali di arretramento.
Vediamo nel dettaglio. Sono 78 in meno i soggetti attivi nel commercio scesi dai 10.642 d’inizio 2020 a 10.564 di fine anno con una riduzione dello 0,9% in particolare per il calo del dettaglio che in un anno ha perso 85 aziende (-1,9%) scendendo da 4.581 a 4.496. Vanno inoltre aggiunte le altre 15 imprese in meno del commercio all’ingrosso. Curioso invece il fatto che sono aumentate (di 22 unità) le attività di commercio e riparazione di autoveicoli e motocicli. Viene da pensare che molti abbiano preferito sistemare vecchi mezzi per non ricorrere ai nuovi.
Note dolenti nei servizi di alloggio e ristorazione ora attestati a 3.263 imprese con una contrazione di 20 unità (pari a - 0,6%) e in particolare nel settore della ristorazione che ha perso 18 esercizi pubblici e si è fermato a 3.081 imprese.
In valore assoluto è stata però l’industria ad accusare la flessione più forte.
Alla fine del 2020 si sono contate 7.291 unità attive, 89 in meno rispetto all’anno precedente. Un calo che è risultato molto marcato nei due settori leader della economia provinciale reggiana: la metalmeccanica (ora a 2.674 imprese) e il tessile-abbigliamento (1.238 aziende). Nel primo un calo di 53 unità (-1,9%), nel secondo con un - 1,7%.
Restando nel manifatturiero si registra invece una stabilità (661 imprese) nella consistenza delle industrie del settore alimentare e bevande mentre il variegato mondo della installazione, manutenzione e riparazione di macchine e apparecchiatura è salito del 5,5% passando da 526 a 555 imprese del comparto.
Completa la rassegna tracciata dalla Camera di commercio il numero delle aziende agricole: 49 in meno (0,8%) scese in un anno da 5.928 a 5.879. —
L.V.
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