Per il buco milionario limata in appello la pena all’ex direttrice
Scesa di un mese la condanna a Maria Carmela Maniscalco L’avvocato Tarquini: «Ora faremo ricorso in Cassazione»
REGGIO EMILIA. Pena ridotta di un mese – passata quindi a 2 anni e 8 mesi – e prescritte alcune posizioni. È terminato così ieri a Bologna il processo d’appello sul caso della 68enne Maria Carmela Maniscalco, accusata del maxi buco (sui 90 milioni di euro) rilevato nel settembre 2009 quando era direttrice della filiale Unicredit di via Gattalupa.
Si tratta di una vicenda segnata da indagini che sono durate ben sette anni, finita in primo grado con la condanna della donna, dopo due anni di processo. In primo grado la procura aveva chiesto tre anni e quattro mesi di reclusione, oltre al pagamento di mille euro di multa, ma il giudice Luca Ramponi l’aveva condannata a due anni e 9 mesi. Ieri l’ulteriore limatura della pena. «Leggeremo le motivazioni, per le quali si dovranno attendere 60 giorni, ma certamente chiederemo l’intervento della Cassazione anche per questioni processuali e motivi di nullità non considerate», fa sapere l’avvocato Giovanni Tarquini, difensore di Maniscalco – presente anche ieri in udienza – assieme all’avvocato Paola Fontana: «È una vicenda che appartiene al passato anche per una lunga inerzia della fase delle indagini che ha generato un processo a nostro parere frettoloso e sommario».
Fra prescrizione e depenalizzazione erano già caduti prima della sentenza del 2018 cinque capi d’imputazione su sei. Il giudice Ramponi aveva ritenuto la sola accusa di furto aggravato legata a movimentazioni non autorizzate, facendo però una netta scrematura: per la Procura si trattava di 991 operazioni arbitrarie facenti capo a 164 clienti della banca, mentre il magistrato giudicante riteneva sussistente la responsabilità della Maniscalco nei confronti di una sessantina di clienti, fra cui l’imprenditore Nino Spallanzani per l’ormai stranoto bonifico da 5 milioni di euro che causò un considerevole sconfinamento e fece partire le indagini.
«La nostra assistita non ha mai sottratto alcunché né alla banca e né ai clienti della banca e, anzi, si è trovata suo malgrado protagonista e capro espiatorio di una vicenda che resta ancora, di fatto, da chiarire» ha ribadito Tarquini. L’ex direttrice si è sempre professata innocente, ha sempre preso parte al processo che la vede imputata, rispondendo punto su punto. Una manager che aveva certamente la fiducia della sua vasta clientela. Unicredit aveva poi indennizzato i clienti sborsando 20 milioni di euro. Una vicenda che, oltre al buco nei conti della filiale, aveva minato i rapporti tra risparmiatori e direttrice, che si è sempre battuta a viso aperto, seduta in aula accanto ai suoi legali. —
Enrico Lorenzo Tidona
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