Cemental, Ponti assolto anche in Appello
Respinta la richiesta d’una nuova perizia. Tra 90 giorni le motivazioni, poi la parte civile deciderà se ricorrere alla Cassazione
Mauro Grasselli
CORREGGIO. La Corte d’appello di Bologna ha confermato la sentenza di assoluzione in primo grado nei confronti di Franco Ponti, titolare della Cemental, storica azienda correggese che fino all’anno della chiusura, il 1989, produceva prefabbricati a base di amianto. L’imprenditore era accusato di omicidio colposo per la morte di Luciano Nanetti, avvenuta a causa del mesotelioma causato dal contatto con l’amianto. Ponti – ieri a Bologna difeso dagli avvocati Giovanni Orlandi del foro di Reggio Emilia e Alberto Vercelli del foro di Torino – in primo grado era stato assolto, per avvenuta prescrizione, anche dall’accusa di lesioni a Paolo Montanari, per una patologia (asbestosi, causata dall’amianto) contratta sempre alla Cemental. Montanari è morto un mese fa.
Il procuratore generale Ignazio De Francisci aveva avanzato l’istanza – come da richiesta di parte civile rappresentata dal legale Ernesto D’Andrea del Foro di Reggio Emilia (il quale sta valutando se presentare ricorso in Cassazione) – di una nuova perizia medico-legale, in particolare con il parere di un oncologo, in modo che potesse esprimersi sul decesso di Luciano Nanetti. Ma il collegio, presieduto dalla giudice Milena Zavatti (giudici estensori Domenico Stigliano e Luisa Raimondi), non l’ha accolta, confermando di fatto la sentenza di primo grado «perché il fatto non sussiste». Tra 90 giorni le motivazioni.
«Questa non è giustizia, è burocrazia», commenta Andrea Nanetti, figlio di Luciano, ieri presente in aula a Bologna. «Mio padre ha lavorato allal Cemental per quattro anni, dal 1967 al 1971, e il mesotelioma l’ha portato via il 23 maggio 2012. Tanti ex dipendenti si sono ammalati, anche persone rimaste a lavorare alla Cemental per appena sei mesi. Oggi a Bologna ha parlato il pm; poi il mio avvocato, D’Andrea; i due difensori di Ponti. Infine la sentenza, che ha confermato quella di primo grado. Noi eravamo ottimisti, perché il 13 agosto scorso era stato accolto il ricorso di De Francisci, ora in pensione. Invece, è stata confermata la sentenza di primo grado. Avevamo chiesto una perizia da parte di nuovi periti, anche perché in primo grado a Reggio non c’era nemmeno un oncologo; c’erano due medici legali che hanno fornito pareri contraddittori, dicendo sostanzialmente che la causa della morte poteva anche essere un altro tipo di tumore, che però di solito è pediatrico (quindi non poteva avere a che fare con mio padre). Insomma, uno scandalo. Ma la richiesta di una nuova perizia non è stata accolta».
«Fra 90 giorni – prosegue Andrea Nanetti – avremo le motivazioni della sentenza e decideremo cosa fare. Di certo, è incredibile che a valutare tutta questa vicenda non ci sia stato nemmeno un oncologo. La chiamano giustizia, ma non ci assomiglia per niente. È burocrazia».
Nanetti cita poi le previsioni degli esperti: «Ci sarà un picco di malati, nei prossimi anni, perché il mesotelioma, pleurico o peritoneale, impiega parecchio tempo a emergere, a differenza di altri tipi di tumore. E il mesotelioma è causato dall’amianto, come si sa fin dagli anni Cinquanta».
La Cemental è rimasta aperta fino al 1989, si diceva, in centro a Correggio, con le case costruite attorno, nel corso del tempo. Fino alla demolizione. Al suo posto ora c’è il quartiere Le Corti. —
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