Gazzetta di Reggio

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CAVRIAGO, aveva 95 anni 

È morto Aldo Fantini il “metalmezzadro” volontario e scrittore

Luciano Salsi

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CAVRIAGO. Aldo Fantini è morto mercoledì sera nella sua abitazione, in via Rivasi. Aveva 95 anni. Con lui scompare un protagonista e un testimone di quella generazione di “metalmezzadri” che hanno promosso l’industrializzazione rimanendo attaccati alla terra.

Aveva rischiato la fucilazione disertando la guerra fascista e ha poi contribuito alla ricostruzione applicando nel lavoro l’ingegno meccanico donatogli dalla natura. Una vita intensa, la sua, raccontata in un’autobiografia che attraversa la storia della comunità cavriaghese in gran parte del secolo passato.

LE ORIGINI CONTADINE

Era nato il 4 aprile 1925 da una delle tante famiglie contadine. Era poco più d’un ragazzo quando fu chiamato a Firenze per essere arruolato. Preferì dileguarsi, facendosi spedire cartoline a casa da Firenze per fare credere ai fascisti che le inviasse dal suo reparto. Rimase nascosto fino alla Liberazione, mentre il fratello Gaetano, catturato dai tedeschi dopo l’8 settembre 1943, riuscì a fuggire da un campo di concentramento in Polonia.

La povertà di quell’epoca non aveva consentito ai suoi genitori di fargli continuare gli studi dopo la quinta elementare, nonostante le esortazioni della maestra, che ne stimava l’intelligenza.

Fino agli anni Sessanta lavorò nella sua amatissima campagna, prima come mezzadro, poi come contoterzista. I trattori erano la sua passione. Era riuscito perfino ad assemblarne uno. Poi fu assunto alla Selene come addetto alla manutenzione e riparazione delle macchine per cucire.

Un’altra sua vocazione, motivata da ideali di giustizia e solidarietà, era il volontariato. Vi si dedicò anche prima del pensionamento, poi più intensamente, collaborando con l’associazione Noi con voi.

IL VOLONTARIATO

Né mancava di prestare la sua opera alle feste dell’Unità di Gorganza insieme alla moglie Vanda. In tarda età attinse alla sua fervida memoria per lasciarci uno spaccato di vita popolare nell’autobiografia pubblicata nel 2006 con il titolo “La mia sveglia era il canto del gallo”.

È un «affresco fatto di vite di sacrifici ma anche di piccole gioie quotidiane, di rapporti autentici fra le persone, nel confronto continuo con la vita contemporanea».

L’opera fu presentata nella sala del consiglio comunale il 26 ottobre di quell’anno e, segnalata dal sindacato pensionati della Cgil; nel 2007 le fu conferito il premio Liberetà in una cerimonia a Roma in Campidoglio.

Aldo Fantini lascia la moglie Vanda novantenne, i figli Glauco e Lorella, la nuora Barbara Scalabrini e il nipote Nicolò. Il funerale sarà celebrato oggi con rito civile alle 14,45 nel cimitero del paese. La salma vi verrà traslata dalle camere ardenti del cimitero reggiano di Coviolo. —

Luciano Salsi

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