La prefetta Rolli stringe i tempi sul riutilizzo dei beni confiscati
Nasce un nucleo speciale: «È un organismo necessario per il raccordo tra l’Agenzia e il territorio»
Ambra Prati
REGGIO EMILIA. Un nucleo di supporto per i beni confiscati alle mafie è stato istituito dalla Prefettura di Reggio. L’obiettivo dichiarato è accelerare la restituzione alla collettività di terreni, aziende e ville, in gran parte situati a Brescello e nella Bassa, frutto della prima ondata di sequestri contro la ‘ndrangheta dell’operazione Aemilia nel 2015. Lo ha annunciato il prefetto di Reggio Emilia, Iolanda Rolli, che presiederà l’organo collegiale: la prima riunione del nucleo è prevista entro un mese e il primo step sarà scattare una fotografia precisa dei beni confiscati, ormai esenti da qualsiasi forma di contenzioso, destinati definitivamente all’Anbsc (l’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata).
«A imporre l’istituzione del nucleo sono le modifiche al Codice Antimafia entrate in vigore con la legge 161 del 2017, che hanno definito un nuovo sistema di governance dell’Agenzia, valorizzando in modo particolare il ruolo strategico dei nuclei di supporto costituiti presso le Prefetture – spiega la dottoressa Rolli –. Qui a Reggio il nucleo non era ancora istituito, ho ritenuto di provvedere perché è un organismo necessario per il raccordo tra l’Agenzia e il territorio».
Il punto di partenza sono le annose problematiche dell’Anbsc, che da quando è stata istituita nel 2010 lamenta personale insufficiente, impossibilità di dialogo tra le diverse banche dati (il che impedisce un reale aggiornamento dei beni) e tempistiche lunghe. Il tutto a fronte di una quantità di immobili confiscati che non ha fatto altro che crescere, grazie alle operazioni antimafia che hanno affinato il principio dell’aggressione dei patrimoni illeciti.
Nel novembre 2018 il presidente dell’Anbsc Ennio Mario Sodano (l’attuale presidente è il prefetto Bruno Corda), nella nostra città per un convegno, dichiarava che «fino a quattro o cinque anni fa destinavamo 400-500 immobili all’anno: quest’anno ne destineremo più di duemila»: a dimostrazione dei numeri triplicati. Un boom di confische che si è fatto sentire soprattutto nel Reggiano, dove si è scontato un certo ritardo nel riutilizzo dei beni rispetto ad altre città come Ferrara o Parma, dove ad esempio nel luglio 2020 una decina di appartamenti dell’affare Sorbolo del clan Grande Aracri sono stati assegnati in parte a cittadini senza lavoro causa Covid e in parte ad alloggi per la Guardia di Finanzia. In quell’occasione era pari a 107 il totale dei beni immobili confiscati in Emilia-Romagna: di questi, 83 ancora in gestione all’Anbsc, 69 quelli destinati alle istituzioni locali. Nessuno però nel Reggiano. A Brescello l’annunciato affidamento alla Protezione civile di due capannoni, derivanti delle operazioni Edilpiovra e Aemilia, non si è ancora concretizzato.
«Anch’io ero presente alla consegna a Sorbolo insieme al ministro dell’Interno Luciana Lamorgese, mi ero appena insediata – ricorda Rolli –. Nel Reggiano stiamo verificando lo stato dell’arte e i numeri. Questo è un territorio particolarmente sensibile all’argomento, sul quale continuiamo a vigilare: nel corso del 2020 sono state adottate quindici interdittive antimafia nei confronti di ditte collegate alla criminalità organizzata».
A proposito della banca dati Anbsc non sempre corrispondente alla realtà, Rolli replica: «Certo può capitare di tutto. Proprio per questo motivo il ruolo di supporto del nucleo è fondamentale per un effettivo monitoraggio dei beni e per avere un quadro definito: questo sarà il primo compito. Il nucleo sarà formato, oltre che da forze dell’ordine, Procura e Tribunale, dai membri permanenti di Provincia, Regione, Agenzia delle Entrate e Camera di Commercio, come osservatore esterno un rappresentante del Demanio. In una seconda fase, quando si dovrà pensare alla destinazione, coinvolgeremo i sindaci dei Comuni dove sono ubicati gli immobili e i rappresentanti di amministrazioni, associazioni, fondazioni, l’intero terzo settore. Un sindaco magari avrà già immaginato un possibile reimpiego sociale. La Prefettura si porrà come sostegno in questa valutazione e nella scelta dei programmi offerti dall’Anbsc: l’importante è che si tratti di una destinazione simbolica, che dia un vero segnale di stacco da quella che era la precedente natura di questi beni». —
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