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Spari con l’arma di Lombardi per capire se poteva uccidere

Tiziano Soresina
Spari con l’arma di Lombardi per capire se poteva uccidere

Usate due cartucce sequestrate all’operaio al momento dell’arresto La perizia balistica, voluta dal pm, effettuata ieri a Roma dalla polizia scientifica 

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Tiziano Soresina

reggio emilia. Gaetano Lombardi la sera del 17 ottobre scorso sparò in centro storico ad alcuni ragazzi, ferendone cinque. Una vicenda inquietante che scosse non poco la città.

Ieri, a poco più di tre mesi dal fatto, quell’arma – una Beretta modello 950, calibro 6,35 mm, piccola semiautomatica – ha sparato di nuovo, perchè la Procura (la pm Laura Galli è la titolare dell’inchiesta) intende capire la capacità lesiva di quei colpi. Spari che potevano uccidere? Oppure fino a che punto potevano arrivare a ferire da quella distanza? E per verificare tutto ciò sono state usate due cartucce che erano state sequestrate al 43enne al momento dell’arresto.

Un accertamento tecnico irripetibile che è avvenuto a Roma nel balipedio (così chiamata un’area destinata a poligono di tiro, ndr) ad opera della polizia scientifica che successivamente invierà al magistrato inquirente l’esito di questa perizia balistica.

Al momento Lombardi rimane in carcere. Giovedì scorso l’indagato è stato sentito per due ore dalla pm Galli. Interrogatorio chiesto tramite i suoi avvocati Liborio Cataliotti e Giovanni Bianco.

Lombardi è accusato di tentato omicidio plurimo, lesioni gravi, ricettazione e detenzione abusiva di arma comune da sparo.

Nell’udienza di convalida dell’arresto il 43enne – che vive in città e lavora come trasfertista per una ditta del settore ferroviario – aveva detto in aula che quella notte ebbe un primo litigio con uno dei cinque giovani feriti («Ma non li conoscevo»), poi alcuni minuti dopo si erano reincontrati in piazza del Monte. Qui, essendo armato, aveva cominciato a sparare perché – a suo dire – si era sentito aggredito. In pratica la conferma del movente dato fin dall’inizio alla polizia («Sono stati maleducati, mi è scattato qualcosa»). Poi la versione dell’arrestato su due “nodi” cruciali di questa delicata vicenda. Come mai Lombardi era uscito di casa con quella pistola che probabilmente teneva nel borsello per poi estrarla in modo fulmineo? «Perché vive una situazione tesa, controversa, con l’ex compagno dell’ex convivente, ha fatto delle denunce» aveva spiegato l’avvocato Bianco. Fra l’altro il 43enne dall’ex convivente (sono separati) ha avuto un figlio e sulla gestione del bambino vi sono state delle problematiche dopo che i due si sono divisi, con tanto di denuncia di stalking nei confronti di Gaetano. E l’arma risultata rubata? Lapidaria era stata la risposta sempre del difensore. «Il mio assistito dice di averla trovata vicino ad un cassonetto». Sugli spari – nove colpi, uno dopo l’altro, rincorrendo i ragazzi che istintivamente avevano iniziato a fuggire – l’avvocato Bianco però gettava acqua sul fuoco, ritenendo l’episodio ingigantito: «Ha sparato con una pistola di piccolo calibro...».

Pistola che durante la perquisizione della casa dello sparatore – alle due di notte – era stata trovata dai poliziotti della Mobile già ricaricata ed accuratamente nascosta sotto al lavandino, per non parlare dei vestiti che erano già finiti in lavatrice. Un blitz con arresto piuttosto rapido, in quanto Lombardi era stato riconosciuto nei filmati (di alcuni passanti e delle telecamere di sorveglianza presenti in centro) da un agente che aveva avuto a che fare con lui in questura per delle querele presentate dal campano.

Nella deposizione di Lombardi – sempre all’udienza di convalida dell’arresto tenutasi il 21 ottobre – c’era stato anche spazio per le scuse. —

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