L’Ausl pensa di ridurre i posti letto Covid Sotto esame l’impatto del ritorno in aula
Il direttore generale Marchesi: «Decideremo la prossima settimana». I ricoverati positivi restano tra i 180 e i 200
Martina Riccò
REGGIO EMILIA. Da inizio anno i pazienti Covid ricoverati negli ospedali della provincia sono rimasti stabili: il numero complessivo oscilla tra i 180 e i 200. Il tasso di positività, ovvero il numero dei nuovi positivi, resta superiore alla media regionale, mentre la proporzione dei casi sintomatici è il più basso in regione. Sia il tasso di mortalità (il numero di deceduti sul totale della popolazione), sia il tasso di letalità (il numero di deceduti sul totale dei positivi al Covid) sono inferiori alla media regionale.
Sono i dati diffusi dall’Ausl durante l’appuntamento settimanale per fare il punto sull’organizzazione della diagnostica e dell’assistenza ai pazienti Covid. «A un mese dalle vacanze di Natale, dopo due settimane in cui abbiamo assistito a una risalita della curva dei contagi frutto degli allentamenti durante il periodo delle feste, ora assistiamo agli effetti delle successive restrizioni», spiega Cristina Marchesi, direttore generale dell’azienda.
Dei 270-280 accessi giornalieri in pronto soccorso (il dato è provinciale), l’8,5% è positivo al Covid. La scorsa settimana la percentuale era più alta: 10,5%. In media si registrano 23 casi positivi al giorno. «Questa lenta discesa ci fa ben sperare – commenta Marchesi – ma l’andamento dovrà essere confermato la prossima settimana, a una decina di giorni dalla riapertura delle scuole. Non è certo il momento di abbassare la guardia, ormai abbiamo capito che ci vorrà ancora molto tempo prima di poter tornare alla normalità». La speranza, però, è che a questa “normalità” ci si possa quantomeno avvicinare: «Se la situazione si manterrà stabile – conferma Giorgio Mazzi, direttore del presidio ospedaliero – potremo ridurre i posti letto Covid a Guastalla e Castelnovo Monti». Per il momento in terapia intensiva si trovano 26 persone: 19 a Reggio (14 sono ricoverati per Covid, cinque per altre patologie) e sette (di cui tre Covid) a Guastalla. Quello che succederà nei prossimi giorni, dunque, avrà ripercussioni anche sull’attività chirurgica. «Dopo la ripresa dell’attività ambulatoriale a pieno regime – spiega Nicoletta Natalini, direttore sanitario dell’Ausl – le liste di attesa sono peggiorate. Gli anestesisti, risorsa rara, sono ancora impegnati nelle rianimazioni Covid e per la chirurgia oncologica (che non si è mai fermata), di urgenza ed emergenza, quindi le operazioni programmate scivolano inevitabilmente avanti».
Sospesa, infine, la valutazione sull’adesione volontaria al vaccino da parte del personale medico e sanitario. «I dati regionali – spiega Natalini – parlano del 72,3% tra gli operatori del servizio sanitario regionale, e dell’80% all’interno delle strutture ospedaliere. Ma i dati non tengono conto degli operatori che hanno avuto il Covid negli ultimi tre mesi, e che quindi non sono vaccinabili per il momento, e di chi avrebbe voluto vaccinarsi ma sta ancora aspettando la prima dose per colpa dei ritardi di Pfizer». Anche nella categoria dei pediatri e medici di base la percentuale di adesione non rispecchia la realtà: «È del 67,7% ma in questa categoria rientrano anche i medici di continuità assistenziale e i sostituti, che hanno contratti determinati e abbassano drasticamente la media». —
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