Morto Dado Lombardi Fece innamorare Reggio del basket
L’allenatore non ancora 80enne ucciso da un malore nella sua casa di Varese Regalò la serie A1 alla Pallacanestro Reggiana e per primo la portò in Europa
Linda Pigozzi
reggio emilia. Lo piange tutta l’Italia del basket. E con infinito dolore lo piange la “sua” Reggio, che per primo fece innamorare della pallacanestro.
Gianfranco “Dado” Lombardi è stato ucciso da un malore nella notte fra giovedì e ieri nella sua abitazione di Cocquio Trevisago, nel Varesotto. Avrebbe compiuto 80 anni a marzo.
Lascia la figlia, Lisa.
Da qualche anno era rimasto vedovo della moglie Maria Pia, angelo custode che l’aveva sempre seguito nel suo peregrinare in giro per l’Italia durante la lunghissima carriera, da giocatore prima e da allenatore poi.
Per tutti era Dado, a causa della corporatura massiccia. Chi l’ha conosciuto anche solo superficialmente non può non ricordarne il carisma, il carattere esplosivo, la schiettezza.
Dado era un grandissimo conoscitore della pallacanestro. Una conoscenza, la sua, quasi intuitiva: i suoi giudizi, le sue analisi anche se espressi all’apparenza senza riflettere, difficilmente erano sbagliati.
Il nome di Lombardi figura nella Hall of Fame del basket italiano.
Nato a Livorno nel 1941, si avvicina al basket sin da ragazzo giocando con i colori della Pallacanestro Livorno grazie al suo mentore Vittorio Tracuzzi.
Livorno la lascia nel 1958 per approdare alla Virtus Bologna e sotto le due Torri resta fino al 1972.
Dodici stagioni le gioca in bianconero ma sono anni in cui la Vu nera non è un club di altissimo livello e il secondo posto conseguito al termine della stagione 1960/61 resterà il suo miglior risultato.
La carica di Dado è altissima e a Bologna presto diventa un personaggio anche fuori dal campo. Dopo aver accumulato 268 presenze in campionato in maglia virtussina nel 1970 passa non senza clamore alla Fortitudo: un’operazione discussa, come sempre accade quando si cambia sponda nella Bologna dei canestri, concretizzatasi alla cifra record (per i tempi) di 25 milioni di lire, poco meno di 13 mila euro.
In serie A in totale, ha disputato 316 partite, segnando 5470 punti. Con la Virtus è risultato per due stagioni il miglior marcatore: nel 1963/64 con 594 punti realizzati e nel 1966/67 con 552.
In azzurro esordisce nel 1959 agli Europei di Istanbul e disputa tre edizioni delle Olimpiadi: 1960 (dove è stato inserito nel quintetto ideale della manifestazione), 1964 e 1968, due edizioni degli Europei, oltre a quelli di Istanbul anche quelli di Mosca del 1965, e due Mondiali: Rio de Janeiro 1963 e Montevideo 1967. Ha vinto i Giochi del Mediterraneo del 1963.
A Rieti, invece, inizia la sua lunga carriera di allenatore: il campionato 1972/73 lo vede infatti contemporaneamente coach e giocatore della Sebastiani, che in tutto dirigerà poi per tre stagioni. Allena quindi a Trieste, conquistando la serie A1, e per un breve periodo a Forlì.
A Reggio Emilia approda nel campionato 1983/84, conclusa un’esperienza annuale a Treviso. E a Reggio trova la sua dimensione.
Quell’anno esalta un’intera provincia: gara dopo gara s’allunga la fila per entrare al Bigi. Il palasport di via Guasco è sempre murato di gente, di basket s’inizia a parlare in tutti i bar. Il suo nome e quello delle Cantine Riunite sono sulla bocca di tutti.
Quella che porta alla promozione in serie A1 è la squadra di Pino Brumatti, Mario Ghiacci, Piero Montecchi, Orazio Rustichelli, Luciano Giumbini, Roosevelt Bouie e Rudy Hackett.
È la squadra che più di tutte resterà incisa nella storia dei tifosi biancorossi.
Al suo fianco, Dado ha l’assistente Leo Ergelini e il ds Gianni Pastarini, amici che manterrà nel corso degli anni e che oggi lo piangono.
Nelle due stagioni successive porta il team alla salvezza, arrivano grandi campioni come Bob Morse, ma il vero personaggio resta lui. Ogni giorno regala spunti. Ogni sua frase diventa un titolo sui giornali e sempre più reggiani si avvicinano alla pallacanestro.
Saluta Reggio nell’estate 1986 e la stagione successiva retrocede in A2 con il Basket Rimini. Ricomincia dalla B guidando nel 87/88 Verona alla promozione in A2. Passa quindi a Siena, dove in due anni ottiene una doppia promozione, conducendo la Mens Sana dalla B1 alla A1. Retrocede però l’anno successivo. Nel 1992 torna a casa, a Livorno, per un biennio nella Libertas Pallacanestro, dove viene esonerato a metà della seconda stagione.
Conquista l’ultima promozione in carriera sulla panchina di Cantù nel 1995/96, ai playoff proprio contro la Pallacanestro Reggiana.
E a Reggio torna l’annata successiva a incendiare nuovamente i cuori biancorossi.
Ritrova il ds Gianni Pastarini, trova il campione ex NBA Mike Mitchell e lancia il giovanissimo Gianluca Basile all’alto livello.
In società nel 1997 è entrato Alessandro Dalla Salda con cui manterrà un rapporto d’amicizia sino alla fine.
Nella stagione 1997/98 gli viene affiancato un giovane allenatore del settore giovanile, Max Menetti, che diventato head coach molti anni più tardi, gli dedicherà nell’aprile 2014 l’Eurochallenge, il primo trofeo internazionale conquistato dal club.
Il momento più alto, Dado, lo fa vivere alla città con la conquista della semifinale scudetto piegando Treviso al pala Verde.
Da allenatore chiuderà a Varese nel 2001. Con il basket dopo l’amara esperienza da gm della Virtus Bologna, nel 2002/03 conclusa con il fallimento della società . —
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