«Basta fare finta di non sapere Contro la mafia bisogna scegliere»
Arringa del capo della Dda di Milano, Alessandra Dolci: «Non abbiamo tempo da perdere»
REGGIO EMILIA. «Mai come ora bisogna scegliere da che parte stare. Scegliamo e non facciamo finta di non sapere».
A dirlo, senza mezzi termini è la dottoressa Alessandra Dolci, magistrato e capo della Direzione distrettuale antimafia di Milano, durante l’incontro online dal titolo “Il virus della ’ndrangheta. Gli appetiti delle mafie durante l’attuale pandemia”. Un incontro online che si è svolto venerdì, voluto e sostenuto dal Comune di Reggio, Regione Emilia Romagna, associazione Cortocircuito e Fondazione Manodori.
Continua, quindi, l’impegno delle istituzioni reggiane nella sensibilizzazione al contrasto alle mafie, in particolare alla ’ndrangheta.
Se, quindi, il virus e la pandemia in atto non fanno arretrare l’illegalità, non devono arretrare nemmeno la consapevolezza e la voglia di legalità portata avanti dagli enti promotori di questo ciclo d’incontri. A moderare l’incontro, che ha visto una numerosa partecipazione, è stato il coordinatore di Cortocircuito, Elia Minari, che si è soffermato più volte sul nostro territorio per mettere all’attenzione il problema della crisi economica e sanitaria in atto come possibile causa di “cascare nell’illegalità”.
A prendere la parola, tra i primi, è stato anche l’assessore alla legalità di Reggio, Nicola Tria. Ringraziando Alessandra Dolci, Tria ha dichiarato: «Gli allarmi sono scattati abbastanza precocemente, quando è scattata la fase pandemica, rispetto alla possibilità che gli appetiti dei clan si facessero strada. Il pericolo, a differenza di altre situazioni e, forse anche per l’esperienza maturata nel corso dei decenni, è meno evidente perché l’allarme è scattato quasi immediatamente con una serie di azioni di contrasto e sensibilizzazione, come quella che stiamo portando avanti costantemente nel tempo».
La costanza e la determinazione nel contrasto alle attività criminali a stampo ’ndranghetistico è frutto anche di quanto è accaduto, a Reggio e provincia, in seguito alla maxi operazione Aemilia e alle successive operazioni, come Farmabussiness, che hanno interessato anche il nostro territorio.
Su questo tema è intervenuto anche il sindaco Luca Vecchi: « Questo è un percorso fatto da una comunità in un lungo periodo. Noi siamo passati dall’epoca dell’ingenua consapevolezza, in cui si pensava che una terra come la nostra non fosse minimamente avvicinabile da patologie di questo genere, all’epoca attuale dell’attenta consapevolezza, in cui abbiamo affrontato (ma non risolto definitivamente) il tema. È un percorso lungo, che comincia ad avere le connotazioni di una riflessione storica per la nostra città. Tra il 2010 e il 2020 c’è stato qualcosa. La città non ha voltato la testa da un’altra parte».
Una storia reggiana che guarda al passato e che si riflette sul futuro. Ad affiancare questo percorso di contrasto e sensibilizzazione c’è anche la Fondazione Manodori. Nel corso dell’evento è intervenuto, infatti, anche il presidente Romano Sassatelli, che ha detto: «La Fondazione ha sostenuto lo sportello della legalità in maniera convinta. La conoscenza e la comprensione sono fondamentali per contrastare l’evolversi delle mafie».
In conclusione all’incontro, durato un’ora e mezza, il coordinatore dell’associazione antimafia Cortocircuito, Elia Minari, ha preso la parola raccontando anche il proprio percorso personale e la storia dell’associazione.
Inoltre si è centrato più volte il tema di come le opportunità di crisi economiche, come quella del 2008 e quella attuale, abbiano influenzato l’espandersi delle mafie. Su questo tema anche la dottoressa Alessandra Dolci ha voluto dire la sua chiosando: «Anche al Nord, ormai, si è affermato il mito di una ’ndrangheta buona, che dà lavoro, ed è proprio per questo che, non abbiamo tempo da perdere e dobbiamo scegliere da che parte stare». —
Luca Giuseppe Murrone
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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