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«Dado ci hai regalato stagioni fantastiche»

L.P. - L.V.
«Dado ci hai regalato stagioni fantastiche»

Amici, tifosi e dirigenti della Pallacanestro Reggiana piangono Lombardi L’allenatore morto a 79 anni ha lasciato un segno indelebile in città 

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REGGIO EMILIA. L’esuberanza, il carisma, la capacità di muovere le folle e, naturalmente, le esaltanti vittorie conseguite sul campo in due epoche ben diverse della storia della Pallacanestro Reggiana: sono fatti ed emozioni a comporre il ricordo di Dado Lombardi nella mente dei reggiani.

Il coach livornese è scomparso nella notte fra giovedì e venerdì, ucciso da un malore a 79 anni nella sua abitazione in provincia di Varese.

Per ricordarlo, prima del match di ieri con Trento, la Unahotels ha osservato un minuto di silenzio e ha giocato con la divisa listata a lutto.

Già venerdì pomeriggio, non appena s’era diffusa la notizia della morte del tecnico che per primo fece volare il club biancorosso, una pioggia di commenti di cordoglio sono apparsi sui profili sociali di centinaia e centinaia di reggiani. Non solo dalla vecchia (e vecchissima) guardia della tifoseria reggiana ma anche da ragazzi che non hanno vissuto neppure la seconda fiammata dell’esperienza reggiana del coach, quella della semifinale raggiunta nel playoff 1998 dopo aver battuto la Treviso di Obradovic, ma che pure ne conoscono le imprese e la personalità. E con le centinaia di reggiani che amano il basket, parecchi dei quali se ne sono innamorati grazie a lui, ci sono i tanti amici conosciuti durante le stagioni in biancorosso.

«Abbiamo lavorato insieme per lungo tempo e la sua scomparsa mi ha profondamente rattristato. Dado Lombardi era un personaggio di prim’ordine nel mondo del basket».

Enrico Prandi, storico presidente della Pallacanestro Reggiana, conserva di lui tanti ricordi, a iniziare da quando gli fu suggerito di chiamarlo a guidare il club biancorosso.

«Pier Luigi Tani, primo direttore della filiale reggiana del Banco di Roma, un nome che brillava anche nel mondo cestistico italiano, mi aveva fatto il suo nome nel 1982. Quell’anno però non riuscimmo a cucire alcun legame e solo nella stagione successiva ebbi modo di avvicinarlo. Mi fidavo di Tani, purtroppo anche lui scomparso, perché era stato consigliere di quel club e mi esaltava la perizia del tecnico. Ci incontrammo, discutemmo, colsi gli aspetti salienti del suo carattere da istrionico e mettemmo subito le cose in chiaro intendendoci a meraviglia. Lo proposi al Consiglio e l’approvazione fu immediata».

«Era un personaggio che, giustamente, esigeva un proprio spazio, voleva gestire molte cose. In apparenza lo faceva in modo severo, ma notando che mi irrigidivo, sapeva attenuare i toni e mettendo dei confini ben definiti tutto si regolava. Era un “martello”, chiedeva sempre di più sul piano tecnico. Non fu facile all’inizio ma poi ci intendemmo a meraviglia, diventando ognuno pienamente rispettoso dell’altro».

E Prandi accenna a un curioso accordo: «Decidemmo di non confrontarci a fine partita, quando entrambi eravamo ancora presi dalle emozioni dell’incontro, ma di andare a pranzo insieme il giorno dopo. Tutto diventava più facile, sorridente, senza reazioni a caldo. In quegli anni la città ci circondava d’affetto, con migliaia di persone che volevano entrare al pala. Stagioni fantastiche con grandi soddisfazioni per tutti».

«Dado – conclude – veniva volentieri a cena a casa mia ed entrando diceva a mia moglie “Angela sei la numero 1”; poi però, se si andava a casa di Pastarini, entrando affermava “Anna sei la numero 1”. Una volta io e Pastarini lo mettemmo a confronto con entrambe per lo stesso pranzo. Finì tutto in una colossale risata. Peccato che il Dado se ne sia andato». —

L.P. - L.V.

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