«Era duro ma solo per essere convincente»
REGGIO EMILIA. «Quando io entrai nella società sportiva che gestiva la Pallacanestro Reggiana, il grande Dado era già stato allenatore sotto la presidenza di Monducci e poi di Chiarino Cimurri. Il nostro incontro avvenne per la prima volta a una cena, invitati a casa di Licia Ferrarini. Erano presenti anche Dalla Salda e, appunto, Chiarino. Ebbi subito occasione di cogliere il suo pensiero e il personalissimo modo di presentare e sostenere le proprie idee e i propri giudizi».
Per ripercorrere il cammino vissuto in compagnia di Lombardi, Stefano Landi – storico patron biancorosso e ora fra i soci della Pallacanestro Reggiana – deve ritornare molto indietro nel tempo. Ma i ricordi che conserva sono molto precisi.
«L’impressione più immediata – racconta – fu di una forte personalità, di un carattere un po’ duro ma solo per essere convincente. Colpiva il suo modo di fare, sempre sicuro, indiscutibile nelle valutazioni grazie alla profonda competenza maturata nel mondo del basket, a seguito della lunga esperienza vissuta in diversi club italiani. Poi lo ebbi al fianco per poco tempo, ma anche dopo la sua partenza i nostri rapporti non si sono mai interrotti. Ero rimasto in contatto con lui sia per l’amicizia personale maturata che per chiedergli a volte consigli e dettagli professionali. Non rifiutava mai di esprimere delle opinioni che erano profonde, dettagliate, chiare, e appunto marcate».
«Devo ammettere – conclude Landi – che era un personaggio straordinario e la sua scomparsa, oltre che sul piano umano, rappresenta una grave perdita per tutto il movimento cestistico italiano». —
L.V.
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