L’Inps toglie a nove della banda il reddito di cittadinanza
Sono accusati di associazione a delinquere per i furti a bar, benzinai e tabaccherie Nel Reggiano sono 1.180 i sussidi decaduti o revocati per mancanza dei requisiti
Ambra Prati
REGGIO EMILIA. Non solo professionisti delle spaccate seriali, specializzati in auto lanciate come arieti contro negozi, distributori di carburanti e bar, ma pure furbetti del reddito di cittadinanza, che percepivano l’aiuto economico nonostante l’introito dei furti notturni. Ora il giudice ha sospeso il reddito di cittadinanza a nove persone, finite nella rete dell’operazione “Ariete” condotta dall’Arma nel dicembre scorso.
La banda di sinti, con base nel campo nomadi di via del Cantonazzo, era stata incastrata da un Gps satellitare e da una cimice installati dai carabinieri su una delle auto – una Golf – usate come staffetta. Il resto lo avevano fatto da soli, parlando liberamente durante i colpi, nella convinzione (errata) di non essere intercettati: così gli investigatori avevano potuto seguire “in diretta” i raid, con tanto di rumori delle vetrate infrante dalle vetture lanciate in retromarcia. Per associazione a delinquere finalizzata a reati contro il patrimonio (furti e ricettazione) erano stati raggiunti da misure cautelari sedici uomini e donne, imparentati fra loro: quattro gli arrestati (i due fratelli Nadir De Barre, 34 anni, Daimon De Barre, 31, Emanuele Cavazza, 36, Johnny Esposti, 35), quattro ai domiciliari (Mois Esposti, 20 anni, Tiberio Truzzi, 23, Jacopo Truzzi, 21, Devis Lucchesi, 25), sei con l’obbligo di dimora e due con l’obbligo di firma quotidiana. Le scorribande – ventidue colpi tra il Reggiano, il Modenese e il Parmense – erano avvenute in un arco temporale compreso tra da luglio 2019 a marzo 2020, quando l’attività dei criminali si era interrotta causa lockdown Covid.
Subito dopo il blitz, dai primi accertamenti, era risultato che almeno quattro malviventi percepivano il reddito di cittadinanza: predoni di notte, nullatenenti bisognosi di giorno. L’Arma, che aveva trasmesso la segnalazione all’Agenzia delle Entrate per bloccare subito il sussidio e avviare l’istruttoria fiscale, particolarmente odiosa in questo periodo di crisi economica, aveva avviato accertamenti anche sugli altri. Grazie alle verifiche del Nucleo ispettorato del lavoro è emerso in un secondo tempo che ben nove dei coinvolti beneficiavano dell’erogazione del reddito di cittadinanza che adesso, su disposizione del giudice, l’Inps di Reggio e Modena, territori di residenza dei sinti, ha revocato.
Un tema caldo, quello di coloro che percepiscono il sostegno statale pur non avendone i requisiti. Non a caso un mese fa la guardia di finanza ha eseguito verifiche incrociate, smascherando perfino un uomo che si è giocato quella somma mensile, insieme alla pensione dell’anziana madre, nelle sale scommesse. Furbetti (il 5% del totale, tremila in tutta Italia affermano i numeri nazionali) che rischiano grosso e che penalizzano coloro che del sostegno economico avrebbero reale necessità. Secondo il report dell’Osservatorio statistico dell’Inps, aggiornato al 7 gennaio scorso sui nuclei percettori del reddito, nel periodo dall’aprile 2019 al dicembre 2020, nella nostra provincia sono 12.222 coloro che ne hanno fatto richiesta, ma le domande accolte sono state la metà (6.497): di queste 4.726 quelle respinte o cancellate (per svariati motivi, dalla situazione patrimoniale alla composizione del nucleo familiare), mentre sono state 1.180 quelle decadute (per decadenza dei requisiti) e revocate (nel caso in cui si è dichiarato il falso).
Tuttavia occorre sottolineare che per quanto riguarda i 1.180 percettori il dato è aggregato e non distingue tra decadenza e revoca: due etichette che hanno presupposti, omissivi oppure commissivi, molto diversi. —
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