Gazzetta di Reggio

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IL GIORNO DELLA MEMORIA 

Spugnetta e detersivo per tenere viva la memoria

Martina Riccò
Spugnetta e detersivo per tenere viva la memoria

Istoreco invita i cittadini ad adottare le pietre d’inciampo pulendole dalla sporcizia Un modo per scoprire le storie di donne, uomini e bimbi uccisi dal nazi-fascismo

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Martina Riccò

REGGIO EMILIA. È un po’ come quando si decide di spolverare la libreria del salotto, e ci si ritrova ad accarezzare un soprammobile alla volta, catturati dalla storia che quell’oggetto porta con sè, e di cui noi, non si sa come, ci eravamo dimenticati.

È proprio augurandosi questa riscoperta che Istoreco ha chiesto ai reggiani di “adottare” una pietra d’inciampo. Una di quelle placche di ottone, cioè, che si trovano davanti alle case delle vittime della Shoah. Donne, uomini, bambini che sono stati deportati e uccisi dal nazismo, dal fascismo, dal razzismo.

Le pietre d’inciampo si chiamano così perché fanno mentalmente inciampare: sporgono appositamente dall’asfalto, chi ci prende contro con il piede è portato a fermarsi, avvicinarsi e scoprire nomi, date e storie. Questi piccoli monumenti sono incastonati nelle strade trafficate, sono esposti alla pioggia e allo sporco. Inevitabilmente si anneriscono, rendendo quasi impossibile scoprire chi, proprio lì, tanti anni fa, aveva vissuto una vita libera prima di essere catturato. «Chiediamo ai reggiani di prendersi cura della storia – si legge sulla pagina facebook di Istoreco – e di adottare una delle pietre d’inciampo posate in questi anni nel territorio provinciale. Pulitele, e magari adornatele con un fiore o una candela, attorno al 27 gennaio, il Giorno della Memoria».

Gli anniversari servono a ricordare. Cosa è accaduto quello stesso giorno, anni prima. Ma anche per quanti giorni, settimane, mesi ci siamo dimenticati di pensarlo. E allora munirsi di spugna e di un prodotto per pulire l’ottone può essere un modo corretto per tenere viva la memoria, impedendo che la polvere della quotidianità la oscuri. Tutte le indicazioni si trovano sul sito e i social di Istoreco, insieme all’invito a condividere le foto dell’avvenuta pulizia. Per scegliere quale pietra adottare (si possono adottare anche pietre già adottate da altri, c’è sempre bisogno di una “spolverata”) si può consultare la mappa interattiva realizzata dall’istituto e che, oltre a indicare i punti esatti in cui si trovano le placche, raccoglie le storie delle vittime reggiane della persecuzione nazista e fascista.

Si scopre ad esempio che in via Monzermone abitava una affittacamere, Beatrice Ravà, apprezzata da tutti per la sua puntualità e il suo ordine. È in casa con le figlie Ilma e Iole Rietti, allora trentenni, quando arriva la polizia. Registrate come “delinquenti” vengono portate al campo di concentramento di Fossoli. Quando il 22 febbraio 1944 parte un convoglio diretto ad Auschwitz, Beatrice e le sue figlie sono a bordo. È lo stesso treno su cui viaggia Primo Levi. Sono i suoi racconti a mostrarci gli ultimi giorni di vita delle tre reggiane. Il convoglio arriva a destinazione il 26 febbraio 1944. Data l’età, Beatrice Ravà viene selezionata per le camere a gas mentre le giovani figlie per il lavoro. Pur di non separarsi dalla mamma, però, le figlie decidono di seguirla.

Le loro pietre d’inciampo sono già state adottate. Qualcuno le ha pulite con spugna e detersivo fino a farle brillare. Poi ha acceso tre candele e ha lasciato un ramo di rose bianche. Perché lasciare tre steli divisi, deve aver pensato, per loro che hanno voluto rimanere insieme anche nella morte? —

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