Così la pandemia ha fatto diventare la Mediopadana stazione fantasma
Sotto le Onde di Calatrava pochi treni, pochissimi viaggiatori Da dieci giorni non c’è nemmeno più il bar-edicola-tabacchi
REGGIO EMILIA. L’addetto alla misurazione della temperatura sembra colto di sorpresa, tanto che non impugna nemmeno il termoscanner. Anzi. Man mano che mi avvicino all’ingresso, fruga nelle tasche. Eccolo. 36,3, mi dice facendomi entrare nell’atrio dove io sono l’unico passeggero in attesa. Mi addentro alla ricerca di un caffé: sono appena sceso dal treno, vengo da una “zona rossa” dove i caffè in tazzina non esistono più, dove gli ultimi caffè consumati al banco o a un tavolino risalgono all’alba del 2020. Chissà se finalmente...
Macché. Alla stazione Mediopadana non c’è proprio più il bar.
“Si avvisa la gentile clientela che dal 14/01/2020 l’attività rimarrà chiusa. Ci scusiamo per il disagio. Speriamo di rivederci presto”. L’errore di data nel cartello è un lapsus freudiano: il bar-tabaccheria-edicola ha chiuso il 14 gennaio 2021, ma la mesta discesa che ha portato a chiudere i battenti, risale a molto prima. Forse proprio ai primi mesi del 2020. Ai mesi del lockdown e della pandemia che ancora ci assedia.
Poi, dopo tentativi di ripartenza, investimenti (proprio nei locali di bar e tabaccherie) fatti anche per ottemperare alle disposizioni anti-Covid, la decisione di chiudere.
«Alla fine – racconta un tassista che ha passato molte giornate davanti alla stazione aspettando passeggeri – erano arrivati che in un giorno facevano 30 euro di scontrini...». Nemmeno la bettola più malfamata della periferia più sperduta...
Ma tant’è: a parte i bagni – rifatti di nuovo soltanto qualche mese fa, e oggi prevalentemente a uso di tassisti e autisti di Seta in pausa – l’unico spazio vivo della stazione è la Sala Freccia di Trenitalia.
Il concorrente, Ntv, la sua biglietteria l’ha chiusa da un po’, e il biglietto si fa solo online. O alle macchinette. Come per i caffè.
Nel mondo si chiamano ghost stations, ce ne sono in tutto il mondo (quasi sempre sottoterra, lungo le linee del metrò), quasi sempre oggetti di culto dell’architettura (buffo eh?).
Invero, la Mediopadana, era già stata deserta come appare oggi. Ma per decreto: il lockdown di marzo scorso aveva fermato l’Italia e di conseguenza anche quella che viaggiava. Quel pezzo di Paese che – per intenderci – aveva preso a passare, abitualmente e con frequenza, sotto le Onde di Calatrava: 4.100 persone al giorno si servivano della Mediopadana, come tappa d’arrivo o di partenza, arrivando alla cifra record di un milione e mezzo di persone l’anno. Numeri da capogiro, che non più tardi di 18 mesi fa – ma sembra passata un’era geologica – facevano sì che la politica corresse alla ricerca di soluzioni che rendessero Reggio all’altezza di questo boom. Ecco allora partire i lavori per l’ampliamento del parcheggio, tuttora in corso. Ed ecco persino l’isteria della vicina Parma che, dopo aver perso il (super)treno a metà anni ’90, ora lo rivuole, e reclama una fermata dell’Alta Velocità. Ma siamo sempre un’era geologica fa. Poi ci pensa il Covid a mettere tutto a posto. Chissà se di là dall’Enza han messo giù le voglie.
Anche in questo caso i numeri vengono – si fa per dire – in aiuto. Prima della pandemia Ntv aveva 44 corse (tra andata e ritorno) che si fermavano a Reggio. Ora non arrivano a 10. E i Frecciarossa? A gennaio 2020 quelli che si fermavano sotto le Onde erano 80, adesso 32. Con un’ulteriore differenza: spesso i supertreni che viaggiavano prima della pandemia erano pieni o quasi pieni. Adesso devono – per decreto – viaggiare a metà capienza. —
M.S.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google