È ora che i visionari si occupino di quella stazione
Secondo uno studio del Politecnico di Milano, anche quando tutto questo inferno planetario dovesse essere un brutto ricordo, in Italia quasi sei milioni di persone continueranno a lavorare in smart working. Ecco un’altra rappresentazione plastica delle ferite che il Covid ci lascerà in eredità. Al di là dei morti e dei malati, al di là dei negozi costretti a chiudere, al di là delle mascherine e della didattica a distanza (Dad).
Il lavoro agile sopravviverà al virus e la conseguenza prima di questo nuovo modo di lavorare sarà nel modo di spostarsi. Un’indagine dell’Autorità di regolamentazione dei trasporti ha messo in luce il cambio delle abitudini negli spostamenti degli italiani in quest’ultimo anno.
In particolare – dice l’indagine – per più del 70% degli intervistati sottolinea come lo spostarsi a bordo dell’Alta Velocità sia meno sicuro che in passato, dove per passato si intende prima del febbraio 2020.
E all’indice, con più o meno gli stessi “brutti voti” finiscono il trasporto pubblico locale (bus, tram, autobus, metropolitane) e i treni regionali.
Scenari. Con tutto il carico di aleatorietà che una parola come quella comporta. Chi avesse mai avuto l’ardire di prevedere, nel dicembre 2019, uno scenario come quello che stiamo vivendo, sarebbe passato subito per matto, salvo poi garantirsi un futuro da indovino.
Eppure, anche oggi, c’è più che mai bisogno di visionari. Che vedano oggi, ad esempio, quale potrà essere il ruolo della Mediopadana, con il resto della città e il suo ruolo in un sistema di relazioni in cui – a causa di una pandemia – il treno potrebbe non esser più il mezzo prediletto. Quando tutto sarà diverso da com’era, che ne sarà della stazione più bella d’Italia?
C’è qualcuno tra gli amministratori di queste parti che ha idee? Perché crediamo che questo sia il momento di metterle sul tavolo. Perché se così non fosse, se ci limitassimo a gestire l’esistente dovremmo farlo con una mano, dal momento che l’altra ci servirebbe per gli scongiuri. —
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