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«Il mio primo anno in Regione vicina alle persone più fragili»

giuseppe galli
«Il mio primo anno in Regione vicina alle persone più fragili»

Stefania Bondavalli, consigliera della lista Bonaccini Presidente, traccia un bilancio 

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L’INTERVISTA

giuseppe galli

È stata per anni una protagonista della vita pubblica reggiana, seguendo da giornalista gli eventi più importanti degli ultimi 25 anni. Un anno fa, dopo il voto del 26 gennaio 2020, è diventata parte attiva del mondo istituzionale, con l’elezione a consigliera regionale nel gruppo “Bonaccini Presidente”. Stefania Bondavalli traccia un bilancio di questi primi dodici mesi in Regione, in un’esperienza che la vede impegnata in ben sei commissioni, e con il ruolo di vicepresidente della commissione V (cultura, scuola, formazione, lavoro, sport, legalità). Nel primo anno di mandato ha fatto registrare il 98,7% di presenze.

Dopo un anno in Regione e oltre vent’anni da giornalista televisiva, quanto le mancano il piccolo schermo e il suo pubblico?

«Ho scelto di vivere un’esperienza diversa non perché mi fossi stancata di fare la giornalista, ma perché ho sentito il desiderio di impegnarmi per provare a occuparmi dei problemi delle comunità. Il giornalismo e la tv saranno sempre parte di me, così come le persone che mi hanno seguita nel tempo. In realtà, è anche per ognuna di loro che ho deciso di impegnarmi nelle istituzioni».

Un anno caratterizzato dall’emergenza sanitaria: come lo ha vissuto da rappresentante delle istituzioni?

«È stato un anno straordinario sotto ogni punto di vista. A fine gennaio sono stata eletta, poche settimane dopo siamo entrati in piena pandemia. Il Covid-19 ha stravolto le vite di tutti noi e il lavoro delle istituzioni è stato tutto dedicato a gestire una fase senza precedenti. Nell’Aula e nelle Commissioni dell’assemblea legislativa abbiamo operato per provare a dare risposte concrete ai tanti bisogni dei cittadini, approvando provvedimenti e assumendo iniziative».

Su quali temi si è adoperata di più in questo primo anno di mandato?

«Nella Commissione V, Scuola, sport, cultura e lavoro, di cui sono vicepresidente, ho agito a sostegno del valore della didattica in presenza, richiedendo già prima dell’estate una campagna di screening sugli insegnanti. Ma mi sono occupata anche delle persone più fragili, riuscendo, grazie anche all’associazione Gis che mi ha sollecitata, a fare inserire i disabili in percorsi di screening nei quali, in un primo tempo, non erano rientrati. Poi, insieme ai colleghi della maggioranza, abbiamo proposto una risoluzione proprio per indicare i disabili e chi si prende cura di loro tra le categorie da vaccinare con più urgenza, una volta terminata la fase uno. Non ho dimenticato, infine, i territori più svantaggiati, come il nostro Appennino, ricco di potenzialità ma in sofferenza».

Quali obiettivi si pone in questa legislatura?

«Ho sempre affermato di voler provare a essere al servizio delle persone. Il rapporto con i territori e l’ascolto costante di essi, infatti, è fondamentale per poter svolgere un lavoro serio in Regione. Diversi degli atti che ho prodotto in questi 12 mesi sono frutto dell’ascolto. Per questa ragione ho anche aperto uno spazio di incontro in centro a Reggio. Ecco, questo è ciò che vorrei continuare a fare, sperando di dare il mio contributo alla ripartenza di una Regione sino a oggi guidata con grande autorevolezza dal presidente Bonaccini e dalla sua Giunta».

Come sta procedendo la campagna di vaccinazione in Emilia-Romagna?

«La campagna vaccinale anti-Covid, rivolta in questa prima fase al personale della sanità e delle Cra, compresi i degenti, per quanto di competenza della sanità regionale si è svolta in modo puntuale e lineare. Purtroppo, negli ultimi giorni, a causa del taglio delle dosi fornite – decisa autonomamente da Pfizer-BioNtech – si è registrato un rallentamento. La speranza è quella di ricevere al più presto le dosi che erano state promesse per procedere spediti al completamento della prima fase prevista dal piano nazionale».

Lei è scesa in campo candidandosi nella lista civica “Bonaccini Presidente”. Resta convinta della scelta?

«La mia scelta è stata coerente con la mia storia, non avendo mai avuto tessere di partito. La rifarei, perché penso che i cittadini abbiano bisogno di riferimenti non solo all’interno dei partiti politici, ma anche nella società civile. Credo che il costante rapporto con il territorio possa aiutare le persone a recuperare un po’ di quella fiducia nella politica che nel tempo si è affievolita».

Ha mai pensato di entrare a far parte di un partito?

«I partiti politici sono importanti per l’esercizio della democrazia, hanno dunque un ruolo che va riconosciuto. Non escludo di approdare, nel tempo, a un’esperienza in uno di essi. Per ora, interpreto il mio mandato stando prossima alle comunità, rispondendo a chi mi chiede aiuto, oltre che assicurando una presenza costante in Aula e nelle Commissioni di cui faccio parte».

Come giudica la crisi politica che sta vivendo il Governo nazionale?

«È una fase molto delicata per l’Italia. Al Paese serve un Governo solido per affrontare prove assai complesse: una pandemia mondiale, la più grande e straordinaria campagna di vaccinazione della storia, una crisi economica di cui stiamo già vedendo i drammatici effetti. Ecco perché è necessario uscire il prima possibile da questo impasse, non comprensibile per i cittadini, anche per gestire, in collaborazione con i territori e le Regioni in particolare, le importanti risorse messe in campo dal Recovery fund». —

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