Delegato licenziato scintille tra sindacati e il gruppo Ferrarini
L’azienda: motivi disciplinari, non c’entra il ruolo di Rsu La Cgil attacca: «Decisione grave, motivazioni pretestuose»
REGGIO EMILIA. Un delegato sindacale dell’azienda reggiana dei prosciutti Ferrarini è stato licenziato. Un licenziamento avvenuto però a Parma, nella stabilimento di Langhirano, dove l’esponente della Flai-Cgil, è stato estromesso pochi giorni fa, dopo essere stato eletto Rsu nel 2018. Un licenziamento «senza ripensamenti» da parte della storica azienda di salumi, impegnata in un complesso concordato preventivo.
A sollevare il caso in questi giorni è stato lo stesso sindacato degli alimentaristi della Cgil, che parla di una decisione «grave ed inaspettata» e di un’azione, «avviata con motivazioni pretestuose contro il lavoratore, che più si era esposto in questi mesi sulle vicende che riguardano la società».
Dal canto suo l’azienda fa sapere che si tratta di un licenziamento per giusta causa per motivi disciplinari, senza entrare però nel dettaglio. «Non si tratta di un licenziamento relativo al fatto che il dipendente è anche un rappresentante sindacale - fa sapere Anna Giovannelli, direttrice del personale in Ferrarirni - in azienda posso assicurare che c’è il rispetto delle relazioni sindacali. In questo caso si tratta di un licenziamento legittimo che abbiamo dovuto fare per evitare anche problemi di sicurezza».
Pochi giorni fa la Flai ha però accusato l’azienda «di fare pressioni sui lavoratori per sostenere il loro progetto industriale», al centro della procedura concorsuale ancora al vaglio del tribunale di Bologna, mentre il delegato licenziato - Nicola Comparato il suo nome - avrebbe più volte chiesto che i dipendenti potessero esprimersi liberamente. Il «gesto della Ferrarini, che rappresenta il tentativo di comprimere la libertà e la democrazia nei luoghi di lavoro, di cui la Rsu è espressione, non può passare inosservato e chiede giustizia», sottolinea l’organizzazione sindacale. Che per questo, oltre a farsi carico della tutela legale del lavoratore licenziato, aveva già convocato per venerdì scorso un «attivo» dei delegati della categoria.
Il licenziamento è scattato il 28 dicembre, ufficialmente per «insubordinazione», fa sapere il sindacato. L’operaio, 38 anni addetto nel reparto produzione, sarebbe stato estromesso dall’azienda inseguito alla sospensione arrivata a fine novembre, dovuta ad un diverbio con il capo del reparto che lo aveva sorpreso a usare il cellulare durante l’orario di lavoro, cosa vietata dal regolamento aziendale. Ma per la Flai-Cgil di Parma e Reggio Emilia sono altre le ragioni che hanno portato il gruppo Ferrarini a interrompere il rapporto con Comparato, dipendente dell’azienda da oltre 10 anni e da due delegato nello stabilimento di Langhirano. Il motivo, secondo i sindacati, starebbe infatti nelle passate denunce del lavoratore di comportamenti scorretti da parte dell’azienda, attinenti alla sfida in atto tra le due cordate guidate da Bonterre e Pini per acquisire lo storico marchio emiliano dei salumi, nell’ambito della procedura di concordato che interessa il gruppo Ferrarini. Nello specifico il sindacalista ha contestato una serie di incontri organizzati dalla proprietà per convincere i lavoratori dell’offerta di Pini (per cui l’azienda propende, ndr) convocati senza avvisare le organizzazioni sindacali. «Non faccio il tifo per nessuno. Ciò che più interessa è il mantenimento dei siti produttivi e la garanzia occupazionale», sottolinea Comparato. «Abbiamo cercato di tutelare fino all’ultimo questo persona - fa sapere invece Giovannelli, che rigetta sena appello la dinamica descritta dal sindacato - Ora anche noi ci riserviamo di tutelarci nelle sedi opportune riguardo alla nostra onorabilità e immagine». Intanto il sindacato è pronto a dare a battaglia con un probabile ricorso. —
Enrico Lorenzo Tidona
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