Maxi frode fiscale, la finanza sequestra beni per oltre 630mila euro
Secondo gli inquirenti il 37enne Antonio Mazzei aveva messo in piedi un complesso sistema di truffe ai danni del fisco
REGGIO EMILIA. Le Fiamme gialle di Reggio Emilia, a seguito di ulteriori indagini scaturite dall’operazione “Look back” – che nel 2020 aveva consentito di eseguire una misura cautelare nei confronti di un imprenditore reggiano, titolare di un’azienda attiva nel settore dei lavori edili – hanno sottoposto a sequestro preventivo i proventi della frode fiscale di cui hanno beneficiato alcune società e imprese della provincia.
Nello specifico i finanzieri hanno portato alla luce un complesso sistema di truffe messo ai danni del fisco messo in piedi dal 37enne Antonio Mazzei, già coinvolto nelle maxi inchieste sulla ’ndrangheta Aemilia e Camaleonte.
Mazzei, secondo la finanza, avrebbe gestito nel tempo, anche tramite prestanome, ben sette società di capitale rivelatesi vere e proprie imprese fantasma. Create solo sotto il profilo formale in quanto titolari di partita Iva e iscritte alla Camera di commercio, la loro concreta attività era limitata solo all’emissione, a beneficio delle imprese “clienti”, di documenti fiscale finti attestante forniture di beni o prestazioni di servizi, in campo edile, mai esistite.
Annotando nella propria contabilità fatture false per quasi cinque milioni di euro, le aziende clienti hanno così potuto abbattere in maniera considerevole la base imponibile, ottenendo risparmi sulle imposte di oltre 600mila euro. Da qui il sequestro di immobili per un valore di oltre 460mila euro, di liquidità pari a circa 120mila euro e di attività finanziarie per un importo di 55mila euro.
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