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LA CERIMONIA 

«È stato un numero 1 Doveroso ricordarlo»

N.V.
«È stato un numero 1 Doveroso ricordarlo»

Il sindaco Vecchi: «Ha vissuto, studiato e giocato con noi Per questo Kobe è e resterà per sempre un reggiano»

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REGGIO EMILIA. «Quando vivi con noi, studi con noi e giochi con noi, allora diventi uno di noi: Kobe e Gianna Bryant saranno reggiani forever». Il sindaco di Reggio, Luca Vecchi, chiude il suo discorso all’intitolazione della piazza ricordando lo stretto rapporto tra il campione e la città di Reggio Emilia: qui il giovanissimo Bryant ha vissuto due anni della sua vita prima di prendere il volo per gli Stati Uniti d’America.

Nonostante la lontananza e lo scorrere del tempo, il legame con la nostra terra non si è però mai interrotto, grazie anche alla sua straordinaria semplicità: «Reggio è stata un’esperienza che lui stesso ha riconosciuto come tappa importante della sua crescita – ha affermato il primo cittadino – l’anno scorso, all’indomani della tragedia, ci siamo chiesti se potevamo fare qualcosa. La riqualificazione di via Guasco ha permesso di realizzare una piazza che prima non esisteva, e allora ecco la dedica che vale come senso di responsabilità verso la memoria».

Vecchi, che ha portato i saluti dell’ambasciatore italiano a Washington e del console degli Stati Uniti in Italia, si è poi appellato alla “Mamba Mentality” per spronare i giovani a fare sempre del loro meglio, nello sport come nella vita di tutti i giorni: «Quello di Kobe non era solo talento ma anche perseveranza, lavoro e sacrificio, principi da coltivare quotidianamente per raggiungere dei risultati. Altri due aspetti fondamentali nella sua vita sono stati la vicinanza della famiglia e il sostegno degli amici».

Nella mattinata di ieri, via Guasco si è popolata di cameramen e inviati come non succedeva da tempo: la Pallacanestro Reggiana era impegnata in Olanda ma, in rappresentanza del club, erano presenti il responsabile del settore giovanile Andrea Menozzi, la presidentessa Veronica Bartoli e il socio nonché ex patron, Stefano Landi.

«Volere regalare un pezzo della nostra città a un grandissimo è motivo d’orgoglio e soddisfazione da parte di tutti – ha dichiarato Landi – Kobe è stato un numero uno come Senna, Maradona e Pantani, tanto è vero che la sua morte ha avuta risonanza planetaria. Non ho avuto il piacere di conoscerlo perché in quegli anni ancora non gestivo la Pallacanestro Reggiana, però vorrei raccontare un aneddoto...».

E qui l’ex numero uno biancorosso ha fatto emergere la parte più umana di Kobe, star internazionale ma molto sensibile al richiamo emiliano: «Mio figlio vive e lavora da diversi anni a Los Angeles, e una sera partecipò a una festa in occasione dei Golden Globe: Kobe era seduto su un divanetto circondato da un cordone di sicurezza. Quando provò a salutarlo dicendogli da dove proveniva, Bryant lo prese per braccio e si isolarono parlando spontaneamente della nostra città: anche in quel caso – ha terminato Landi – si capì quanto fosse davvero legato a Reggio».

N.V.

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